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Il VIDEO completo della trasmissione con il Dr. Jean Jacques Charbonier sull’ipercoscienza

lunedì, 7 Ottobre, 2019

 

Per chi si fosse perso la diretta o volesse rivederla, ecco il video completo della trasmissione IT from BIT dal titolo “Dalla fisica quantistica alla percezione extrasensoriale sotto ipnosi: diventare ipercoscienti sotto ipnosi” che ha visto protagonista il Dr. Jean Jacques Charbonier.

La trasmissione è andata in onda su Radio Sound giovedì 3 ottobre alle 20.30 ed è stata realizzata grazie alla collaborazione tra Radio Sound, Spazio Tesla e l’Associazione Paulo Parra per la Ricerca sulla Terminalità A.R.T. ODV

Il dr. Jean-Jacques Charbonier era in diretta via skype da Tolosa e lo staff di IT from Bit da Piacenza, nella sede di Radio Sound. La puntata di IT from BIT grazie alla traduzione simultanea di Amanda Castello, è stata seguita con entusiasmo sia dal pubblico italiano che francese. Tante le domande arrivate durante la diretta dal pubblico.

Per chi non lo sapesse, ricordiamo che il dottor Jean Jacques Charbonier è celebre in tutto il mondo in quanto è tra i più grandi specialisti in tema di NDE Near Death Expérience o EMP Esperienze di Morte Provvisoria. Come uomo e come scienziato, ha dedicato la sua vita ad uno dei più grandi misteri della nostra esistenza: “come può la coscienza manifestarsi fuori dal corpo?”. Le sue ricerche si basano sulle sue esperienze di medico. Come afferma lui stesso “mi occupo da più di trent’anni di persone in stato di morte imminente, di persone in stato di coma che, dal limbo di una dimensione sconosciuta, riescono a volte a tornare alla vita dopo aver attraversato le esperienze sconvolgente.”

Il dottor Jean-Jacques Charbonier è già conosciuto a Piacenza. Nel maggio scorso il dr. Charbonier è stato protagonista di una puntata di IT from BIT dedicata al tema della NDE che ha riscontrato un enorme successo sia in Italia che in Francia. Inoltre, nel giugno 2017, è stato l’invitato speciale dell’Associazione A.R.T. e di Spazio Tesla nel congresso che si è tenuto al Castello di Zena dal titolo “La coscienza intuitiva extraneuronale”.

Sulla tematica della coscienza intuitiva extra neuronale Jean-Jacques Charbonier è un precursore. E’ tra i pionieri, in Francia sicuramente ma anche in Europa e nel mondo, che nel campo della medicina e della fisica quantistica si interessano alla tematica della coscienza.

Jean-Jacques Charbonier è rianimatore anestesista a Toulouse e lavora da più di 20 anni sulle esperienze di morte provvisorie. Al contempo lui lavora più in particolare sulla coscienza e su quello che succede dopo la morte.

La sua ultima opera che si intitola “Devenir Hyperconscient. Des capacités extraordinaires à la portée de tous “Diventare ipercoscienti. Capacità straordinarie alla portata di tutti” è dedicata proprio alla tematica oggetto della trasmissione. Ci auguriamo che il libro sia tradotto al più presto anche in italiano. 

Dei 16 libri che il dr. Charbonier ha scritto, due sono tradotti, al momento, in italiano. Il primo ad essere pubblicato in Italia lo ha presentato proprio in occasione del nostro Congresso del 2017 e si intitola la morte spiegata ai bambini. Il secondo è stato 7 buone ragioni per credere nell’aldilà. Entrambi i volumi sono pubblicati dall’editore Tecniche Nuove

È possibile diventare ipercoscienti? Amanda Castello ne parla con il dottor Jean Jacques Charbonier

martedì, 1 Ottobre, 2019

Locandina IT from BIT 3 Ottobre

Amanda Castello intervista Jean Jacques Charbonier in anteprima in vista della trasmissione radiofonica IT from BIT dal titolo “Dalla fisica quantistica alla percezione extrasensoriale sotto ipnosi: diventare ipercoscienti sotto ipnosi” che andrà in onda su Radio Sound giovedì 3 ottobre alle 20.30. Questa puntata è realizzata grazie alla collaborazione tra Radio Sound, Spazio Tesla e l’Associazione Paulo Parra per la Ricerca sulla Terminalità A.R.T. ODV

Il dottor Jean Jacques Charbonier è celebre in tutto il mondo in quanto è tra i più grandi specialisti in tema di NDE Near Death Expérience o EMP Esperienze di Morte Provvisoria. Come uomo e come scienziato, ha dedicato la sua vita ad uno dei più grandi misteri della nostra esistenza: “come può la coscienza manifestarsi fuori dal corpo?”. Le sue ricerche si basano sulle sue esperienze di medico. Come afferma lui stesso “mi occupo da più di trent’anni di persone in stato di morte imminente, di persone in stato di coma che, dal limbo di una dimensione sconosciuta, riescono a volte a tornare alla vita dopo aver attraversato le esperienze sconvolgente.”

Il dottor Jean-Jacques Charbonier è già conosciuto a Piacenza. Nel maggio scorso il dr. Charbonier è stato protagonista di una puntata di IT from BIT dedicata al tema della NDE che ha riscontrato un enorme successo sia in Italia che in Francia. Inoltre, nel giugno 2017, è stato l’invitato speciale dell’Associazione A.R.T. e di Spazio Tesla nel congresso che si è tenuto al Castello di Zena dal titolo “La coscienza intuitiva extraneuronale”.

Sulla tematica della coscienza intuitiva extra neuronale Jean-Jacques Charbonier è un precursore. E’ tra i pionieri, in Francia sicuramente ma anche in Europa e nel mondo, che nel campo della medicina e della fisica quantistica si interessano alla tematica della coscienza.

Jean-Jacques Charbonier è rianimatore anestesista a Toulouse e lavora da più di 20 anni sulle esperienze di morte provvisorie. Al contempo lui lavora più in particolare sulla coscienza e su quello che succede dopo la morte.

La trasmissione vedrà protagonisti il dr. Jean-Jacques Charbonier da Tolosa e lo staff di IT from Bit da Piacenza, nella sede di Radio Sound. IT from BIT sarà trasmessa in diretta e ci sarà una possibilità di riascoltarla in differita per chi non la potrà seguire live.

La trasmissione sarà realizzata con la traduzione simultanea di Amanda Castello, quindi sia in francese che italiano.

Come seguire la trasmissione

Giovedì 3 ottobre alle 20.30 sarà possibile seguire la diretta su Radio Sound.

Per ascoltare Radio Sound in Fm 95.0 – 94.6 

su www.radiosound95.it 

Scaricando l’app gratuita “RadioSound95”

Diretta Audio: http://www.radiosound95.it/ascolta/

 

Su Facebook sarà possibile seguire la diretta video sulle seguenti pagine:

A.R.T. Cure Palliative – Amanda Castello – Jean Jacques Charbonier Spazio Tesla, Radio Sound

Sulle stesse pagine, sarà possibile vederla anche successivamente.

 

Vuoi fare una domanda?  Vuoi partecipare alla diretta radio?
Invia un SMS o WhatsApp al 333 7575246 oppure scrivi una email a: info@radiosound95.it
(Le domande via mail saranno accolte entro le ore 19:30 del giorno di diretta. Sms o WhatsApp saranno visionati anche durante la diretta.)

 

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Amanda Castello intervista il Dr. Jean-Jacques Charbonier in anteprima

Il video dell’intervista in francese è visibile qui

Amanda Castello: Caro Dottor Charbonier, possiamo dire oramai che questa trasmissione lo scorso anno ha avuto un successo strepitoso, in Francia, in Italia, in Svizzera e in tantissimi altri paesi dove la radio e facebook riescono a far giungere il loro messaggio. Alla luce del successo e delle molte richieste, abbiamo programmato questa nuova puntata che trasmetteremo giovedì 3 ottobre. IT from BIT si svolge sempre di giovedì, ogni quindici giorni, ed è una trasmissione scientifica che propone riflessioni, approfondimenti e interviste sulla fisica e la medicina quantistica, ricevendo delle personalità del mondo scientifico, della ricerca, della medicina e della fisica quantistica.

In questo contesto l’anno scorso abbiamo parlato della coscienza intuitiva extra neuronale, di cui lei dottore è all’origine in quanto lo ha coniato, spiegato e divulgato, differenziando la conoscenza intuitiva extra neuronale dalla coscienza analitica cerebrale.

Per riprendere un po’ le fila del tema e presentare l’argomento che tratteremo giovedì 3 ottobre, vorrei partire dal titolo che abbiamo definito insieme: “Dalla fisica quantistica alla percezione extrasensoriale sotto ipnosi: diventare ipercoscienti sotto ipnosi”. Questo riprende il tema del suo ultimo libro che ha presentato in anteprima assoluta sabato 28 Settembre a Parigi, nel Gran Rex, in occasione del “Colloquio Internazionale Salute, Meditazione & Coscienza. Guarigione del corpo, guarigione dell’anima” che ha visto relatori i più importanti medici, scienziati, ricercatori e scrittori sui temi in oggetto. Vuole parlarci un po’ più in dettaglio di questa opera che si intitola: “Devenir Hyperconscient. Des capacités extraordinaires à la portée de tous “Diventare ipercoscienti. Capacità straordinarie alla portata di tutti”?

Dr. Jean-Jacques Charbonier: Dalle mie ricerche e dai miei lavori sulla coscienza intuitiva extraneuronale, sono giunto alla conclusione che siamo tutti capaci di avere queste percezione sensoriali a condizione di mettere in silenzio o di ridurre il volume della nostra coscienza analitica cerebrale. Quest’ultima ci avvelena la vita ma è allo stesso modo necessaria per poter orientarsi nel quotidiano ed essere capace di analizzare correttamente le cose e gli avvenimenti.

Quello che intendo dire è che se questa coscienza analitica cerebrale è troppo rumorosa e prende troppo spazio, allora non abbiamo più accesso a tutte queste percezioni extra sensoriali che ci rendono iper coscienti.

La tendenza fino ad oggi è stata pensare che l’iper coscienza poteva essere raggiunta tentando di attivare molti più neuroni perché il pensiero materialista sostiene che siamo in grado di utilizzare solo una minima parte del nostro cervello e quindi si poteva immaginare che contando su molti più neuroni avremmo potuto raggiungere una iper coscienza.

Ma di fatto questo paradigma è completamente falso perché è esattamente il contrario di quel che succede. Da alcuni lavori pubblicati sin dal 2001 sappiamo oggi che quando si rallenta questa attività cerebrale corticale e quando diventa nulla, come nel caso di un arresto cardiaco quando, nei 15 secondi successivi, l’attività cerebrale corticale diventa nulla, abbiamo accesso a questa iper coscienza. E’ proprio in quel momento che tutte abbiamo accesso a tutte quelle percezioni extra sensoriali come le percezioni medianiche, della coscienza universale, del futuro, del passato, delle nostre vite precedenti, delle regressioni, telepatiche e di visioni a distanza, ed anche, alcune volte, la capacità di entrare in contatto con altri mondi che potremmo definire extra terrestri.

Ci sono anche delle capacità di guarigione e questo è una scoperta abbastanza nuova; si verifica sempre di più durante delle sedute di ipnosi e succede sempre più frequentemente che delle persone dicono di essere state guarite dopo ad esempio aver vissuto una delle sedute TCH Trans Comunicazione Ipnotica e quindi si vede bene il parallelismo che noi possiamo fare con quello che succede durante un’esperienza dei morte provvisoria, una NDE, perché durante queste esperienze che si verificano anche delle guarigioni.

Per esempio nel caso molto conosciuto di Anita Moorjani che, in seguito ad un’esperienza di NDE è tornata guarita da un gravissimo Linfoma di Hodgkin al terzo grado, quindi grave e molto avanzato. Il tumore da cui era affetta, grande quanto un limone, a seguito della NDE era scomparso completamente.

Possiamo inoltre citare il caso del dottor Eben Alexander: il celebre neurochirurgo dopo aver vissuto un’esperienza di questo tipo è tornato completamente guarito da una meningite da Escherichia coli, inguaribile e letale, che ha solo il 2 per cento di possibilità di sopravvivenza e con conseguenze molto pesanti. Il dottor Ben Alexander invece è toranto completamente guarito e senza alcuna conseguenza. Peraltro il dr. Alexander, autore del best seller Milioni di Farfalle che narra proprio della sua esperienza, è stato tra i relatori del Simposio di Parigi.

Amanda Castello: Sperando che anche questo suo ultimo libro appena pubblicato in francese sarà rapidamente tradotto in italiano, possiamo ricordare che, dei 16 che lei ha scritto, due sono tradotti, al momento, in italiano. Il primo ad essere pubblicato in Italia lo ha presentato proprio in occasione del nostro Congresso del 2017 e si intitola la morte spiegata ai bambini.

Dr. Jean-Jacques Charbonier: e questo segue il libro di Amanda Castello “Padì e l’avventura della vita” perché siamo sulla stessa linea, nella stessa filosofia.

Amanda Castello: Il secondo è stato 7 buone ragioni per credere nell’aldilà. Entrambi i volumi sono pubblicati dall’editore Tecniche Nuove. Nella sua ultima fatica letteraria lei parla di Diventare iper coscienti lasciando intendere che questo sia alla portata di qualsiasi persona. Lei crede realmente che non sia necessario avere dei talenti, delle doti particolari, dei doni o, in generale, delle capacità specifiche per poter diventare iper coscienti? Cosa significa questo? Lei ci sta dicendo realmente che ognuno di noi, senza nessuna preparazione particolare, può essere in grado, oggi, di diventare ipercosciente?

Dr. Jean-Jacques Charbonier: Come per tutte le attitudini umane, sì ma con più o meno facilità. Siamo tutti ad esempio capace di tirare con un arco, ma ci sono alcuni che saranno più dotati di altri. E’ evidente che in questo caso le persone che praticano la medianità sono ad esempio molto più facilitate ad arrivare a conquistare questo piano della ipercoscienza rispetto a delle persone che non ne hanno l’abitudine o che non praticano, ad esempio, neanche la meditazione. Quindi è chiaro che in base al vissuto e alla vicinanza a certe pratiche, sia più o meno semplice.

Però io credo che sia comunque possibile per tutte le persone che vogliono impegnarsi in questo senso perché tutti possiamo potenzialmente raggiungere questa capacità. Siamo tutti capaci di riuscire se ci alleniamo, se lo facciamo più volte al giorno e a volte addirittura lo facciamo senza neanche rendercene conto. Vi spiego come varie volte, senza saperlo, vi troviate in uno stato di iper coscienza.

Per esempio quando voi vedete qualcuno che ha gli occhi fissi, che non si muove, che sembra “partito in un altro posto” e a volte questo è precisamente un modo per ricevere delle indicazioni e ed è un po’ un peccato vedere che spesso questa situazione è interrotta da persone che assistono e intervengono. È importante invece lasciarli stare perché sono in quel momento in uno stato di connessione ed è il momento in cui possano ricevere delle informazioni. Spesso di dice “Ma che cosa fai? Scendi dalle nuvole! Questo si dice spesso anche ai bambini perché succede ai bambini. Oppure anche nelle coppie a volte succede e uno dice all’altro “ma stai pensando a qualcosa e non me lo vuoi dire” ed è vero che non pensa a nulla ma è connesso e sta ricevendo informazioni. Purtroppo queste informazioni sono spesso spazzate via da quella che io chiamo la CAC cioè la Coscienza Analitica Cerebrale. Facciamo l’esempio della mattina al risveglio. Forse abbiamo dei pensieri, dei sogni e questi poi sono immediatamente eliminati, cancellati. Questo perché la nostra coscienza analitica cerebrale cancella tutte le informazioni che sono dissonanti, che suonano male, che non sono in armonia con il livello della nostra cognizione. E questo è un gran peccato perché è così che perdiamo tante informazioni che potrebbero esserci molto utili. Allora quando una persona è in questa situazione, se non tiene immediatamente traccia se non annota ad esempio su un pezzo di carta questi flash, queste informazioni, queste immagini che arrivano allora le perde poiché scompaiono di lì a poco. Quindi si torna nel nostro mondo cosciente e di nuovo siamo dentro l’analisi delle situazioni e delle cose e dimentichiamo quello che è successo prima, perché a volte questi flash durano soltanto qualche secondo e non di più.

Bisognerebbe imparare a prolungare questi istanti, come ad esempio giusto prima di addormentarsi, e fare lo sforzo tutte le sere, anche solo per un minuto, quando siamo in uno stato di iper coscienza, perché questo è il momento in cui siamo quindi collegati, e forse vediamo apparire dei visi o delle immagini o delle cose… immediatamente annotarli prima di addormentarsi.

Abituandosi a fare questo questo allenamento bisognerebbe, poco alla volta, prolungare un po’ di più con l’intenzione di riuscire ad entrare in uno stato di ipercoscienza. Devo dire che io ci provo e mi alleno tutte le sere prima di addormentarmi a resistere un pochettino al sonno per vedere se riesco a percepire delle immagini.

E poi naturalmente ci sono delle tecniche di meditazione in molti libri, testi ne parlano e ognuno può scegliere quello che gli sembra più utile e più consono. Nel mio ultimo libro do alcune piste perché sono quelle che secondo me sono per me è molto utili, ma ci sono tante altre persone che possono avere altre modalità di meditare e questo va bene. Io propongo, diciamo come in un libro di ricette di cucina, dei modi per mettersi in uno stato di ipercoscienza, quindi in un momento di possibilità di connettersi con la propria coscienza intuitiva extra neuronale.

Amanda Castello: Siamo quindi nello stesso filone di ricerca di cui lei è uno dei pionieri che è la ricerca sull’identità della coscienza. Oggi siamo sempre più numerosi, scienziati e ricercatori, che si interessano a questo filone. Io non sono una scienziata ma faccio parte di coloro che sono interessati e ricercano da molti anni al fine di riuscire a capire che cos’è la coscienza e riuscire anche a utilizzarla meglio. Mi rendo conto che oggi siamo sempre in di più ad essere convinti, e non per un atto di fede, ma poggiandoci sull’esperienza, sulla ricerca, su analisi diversi e su testimonianze che la coscienza non è assolutamente rinchiusa in una scatola cranica ma che è, in realtà, de localizzata e quindi si trova fuori da noi, in viaggio e, sicuramente, con la possibilità di spostarsi. Quindi quando lei parla oggi di iper coscienza credo che siamo direttamente sullo stesso filone di pensiero sul quale lei lavora da tantissimi anni.

Dr. Jean-Jacques Charbonier: Sì abbiamo l’impressione che, in fondo, il nostro cervello è tutto sommato un filtro riduttore di informazioni mentre il pensiero materialista crede che tutto si localizza a livello dei neuroni. Il pensiero materialista dice da secoli, che siamo una sorta di robot biologici, animati da pensieri biochimici e che la nostra coscienza è prodotta dal cervello, che sarebbe quindi la risultante di scambi biochimici tra neuroni e scambi elettrici. Se fosse soltanto questo vorrebbe dire che tutti i nostri pensieri e tutte le nostre fonti di informazione avrebbero solo quella come origine. Ma è troppo restrittivo e ci sono delle conoscenze che passano molto al di sopra di queste regole troppo strette che non riusciamo a capire perché a volte capita che siamo collegati insieme da intuizioni, a ispirazione che sono fuori dalla capacità di intendimento, di analisi con la base materialista. Perché dei ricercatori, degli scienziati arrivano allo stesso risultato, nello stesso momento, dicendo Eureka, su questa pianeta. Da dove vengono queste informazioni che sono scoperte nello stesso preciso istante? Non sono state originate e prodotte dal loro cervello. Perché questi grandi ricercatori e ne do alcuni esempi nel mio ultimo libro, sono stati simultaneamente sollecitati dalla stessa fonte di informazioni e quindi questo è un’informazione che si trova al di là della coscienza individuale.

Amanda Castello: Quindi questo possiamo anche riferirlo a quello che Jung chiamava inconscio collettivo oppure gli Annali dell’Akasha. Ci sono tante altre interpretazioni o titoli o nomi che noi possiamo dare a questi fenomeni.

Dr. Jean-Jacques Charbonier:  Sì certamente, potremo anche parlare di campi morfici o morfogenetici del professor Rupert Sheldrake e quindi io direi che è esattamente la stessa cosa per la coscienza universale. Quindi noi possiamo essere collegati a questa coscienza universale e naturalmente in funzione delle nostre attitudine, dei nostri gusti e della nostra personalità, saremo collegati a delle informazioni che appartengono a questo settore; possano essere, ad esempio, informazioni artistiche che quindi interessano i grandi artisti dell’umanità che qui possono anche produrre stesse opere senza che questo sia un plagio, ma soltanto un’informazione captata dalla propria coscienza alla coscienza universale. Pensiamo ai poeti, agli scrittori, agli scultori e ai pittori…

Amanda Castello: Nel titolo c’è la parola ipnosi, diventare iper cosciente sotto ipnosi, significa quindi che è necessario che le persone che vogliono diventare iper coscienti accettino o seguono il cammino dell’ipnosi, quindi facciano ipnosi? Allora cosa significa precisamente? Con chi e come è possibile fare questo tipo di pratica?

Dr. Jean-Jacques Charbonier: Di fatto questo è soltanto un metodo, uno strumento, perché in questa ipotesi il fatto di rallentare la propria attività analitica, quindi di rallentare la propria attività corticale cerebrale, ci permetterà di avere accesso a questa forma di conoscenza che io chiamo la CIE cioè la Coscienza Intuitiva Extraneuronale. In questa ipotesi, è normale che l’ipnosi che rallenta l’attività corticale cerebrale possa naturalmente facilitare l’accesso alla CIE, quindi alla coscienza intuitiva extraneuronale.

Questo è stato il mio postulato di partenza. Io dicevo che riuscendo a rallentare la coscienza analitica cerebrale potevamo avere accesso alla coscienza intuitiva extra neuronale. Questo era naturalmente sperimentale all’inizio della mia pratica, quindi quello che io cercavo quando ho cominciato in questo settore, era prima di tutto calmare in relazione alla morte, riuscire a dare alle persone una pacificazione del loro relazione spesso angosciata con la morte e la propria finitudine e anche, forse, avere dei contatti diretti come nelle esperienze della morte provvisoria NDE perché in queste esperienze di morte provvisorie ci sono dei contatti con i defunti che sono, quindi, molto rassicuranti.  Allora è vero oppure non è vero? Come possiamo rispondere? Perché sono tutti dei vissuti che sono soggettivi, ma il risultato è lì davanti a noi e questi vissuti soggettivi, comunque rassicurano le persone in relazione ai dolori del lutto e anche alle angosce sulla propria finitudine.

È chiaro che con questo si può capire quali sono le grande possibilità che offre questo tipo di approccio, senza voler fare nessun tipo di proselitismo, senza essere in nessun tipo di credenza religiosa o metafisica e senza neanche credere nell’Aldilà, ma è evidente che possiamo constatare che questi vissuti soggettivi calmano le persone nei dolori del lutto e quindi anche le angosce della morte e naturalmente ci sono tante possibilità nel campo delle cure palliative.

Amanda Castello: assolutamente lei mi trova perfettamente concorde. Ci fermiamo qui perché non vorremmo adesso svelare tutto e fare la conferenza completa! L’intenzione di questo nostra intervista, che ci auguriamo di aver assolto, era suscitare il vostro interesse e invitarvi quindi a seguirci giovedì 3 ottobre nella trasmissione radiofonica IT from BIT dal titolo “Dalla fisica quantistica alla percezione extrasensoriale sotto ipnosi: diventare ipercoscienti sotto ipnosi”

Diffondente la notizie, fate girare questo articolo e seguiteci!

Vi aspettiamo giovedì

Amanda Castello 

 

Parlare del COVID-19, o coronavirus, con i bambini

giovedì, 12 Settembre, 2019

Grandi e piccoli, stesse regole
Il problema che tutti si sono posti, e ci poniamo tuttora, è come spiegare ai piccoli questo cambiamento radicale imposto a tutti, senza creare traumi e aiutandoli ad integrare al meglio possibile il nuovo copione della nostra esistenza.

I bambini, come i grandi, sentono parlare del coronavirus. La maggioranza dei giovani, chi più chi meno in funzione dell’età, ha perfettamente coscienza di una trasformazione nella propria vita. La vive nel suo quotidiano. Il bambino è un essere abitudinario che ha bisogno, per la sua sicurezza, di una regolarità millimetrata. Ora, da un giorno all’altro, si è ritrovato spiazzato e sconvolto da una situazione abnorme che lui subisce, ma anche il suo nucleo familiare.

Capisce che non sono delle raccomandazioni o imposizioni che lo affliggono nella sua individualità, ma che tutti seguono le stesse regole. Nella nuova situazione, non ci sono più direttive per piccoli e altre per grandi. Si accorge, un po’ stupito, che queste valgono senza distinzione per tutti. Tutti devono lavarsi accuratamente le mani più volte al giorno, tutti devono stare attenti quando starnutiscono o tossiscono, a tutti sono impediti i baci e gli abbracci, tutti sono costretti a sospendere le proprie attività, che siano di scuola, di lavoro, di divertimento, di sport, di relazioni… Tutti devono stare a casa. Non capisce. Osserva, segue, s’interroga, si oppone, reagisce, si ribella… Sta cercando a ritrovare l’equilibrio perduto.

Se nessun membro della famiglia è contagiato, se nessuno esce di casa, se nessuno viene da fuori a casa la vita può continuare quasi normalmente ed è possibile abbracciarsi e farsi le coccole. Se invece, una delle persone è dichiarata contagiata deve portare una maschera speciale di protezione e tutti gli altri membri della famiglia devono tenersi a distanza. Se lo spazio lo permette è fortemente raccomandato che possa essere isolata in una stanza separata con l’uso di un bagno solo per lei. In ogni caso, e per tutti, ammalati oppure no, non si deve bere nello stesso bicchiere, né usare posate o indumenti che appartengono agli uni e agli altri ed è imperativo rafforzare le regole d’igiene all’interno della casa, sulle superficie con un disinfettante appropriato. Queste regole, il bambino nota che sono obbligatorie per tutti e che grandi e piccoli le rispettano. Ma, allora, perché?

Perché spiegare
Non esiste un unico comportamento applicabile a tutti. Ogni bambino è diverso e unico come lo è la sua famiglia. Fa parte del suo gruppo di appartenenza nel quale cresce, si confronta, condivide esperienze belle o brutte e si identifica. La sua famiglia è il suo branco. Ne è totalmente dipendente. L’approccio ad una corretta spiegazione sul Coronavirus dipende da molteplici fattori: età, conoscenze, maturità, tipo di relazioni all’interno della famiglia, rapporti tra i suoi membri, livello culturale, valori condivisi, ecc.

L’unico punto di partenza di questo nostro ragionamento si appoggia sulla necessità dell’onestà intellettuale nella nostra comunicazione con il bambino. La spiegazione segue l’età evolutiva, si adatta alla capacità di comprensione, ma la spiegazione deve essere veritiera. Non significa dire tutta la verità, ma dosare la verità in funzione del livello di cognizione, dell’emotività, della sensibilità del piccolo essere.

È però fondamentale non ingannare mai il bambino per non rischiare di perdere la sua fiducia. Un adulto non credibile sarà intuitivamente “smascherato” dal bambino e condurrà ad un aumento di insicurezza nel piccolo. Il bambino può non sapere, ma avverte molto di più di quello che noi pensiamo e interpreta i nostri silenzi o le nostre parole tramite i suoi filtri di comprensione.

Come spiegare
È importante dire al bambino quello che sappiamo, con parole semplici, senza drammatizzare: il coronavirus è stato scoperto in Cina, probabilmente in dicembre. Il coronavirus ha un nome, si chiama COVID-19. Colpisce il sistema respiratorio ed è per questo che dobbiamo prendere tutte le precauzioni che ci sono state insegnate.

Può essere utile appoggiarsi sulla tecnica narrativa della fiaba, familiare al bambino, che riuscirà così a rappresentarsi una realtà che normalmente appartiene agli adulti. All’inizio, come nelle fiabe, il Coronavirus si è mascherato per non essere identificato e molti l’hanno confuso con l’influenza o un grosso raffreddore o anche una bronchite. Nessuno lo conosceva tra i virus che esistono e non sapevamo che era possibile essere contaminato senza accorgersene. In più, questo virus sconosciuto è molto veloce ed è per questo che il “nemico” è riuscito ad infiltrarsi senza che ce ne rendessimo conto.
Così, facilitiamo l’identificazione dei personaggi, come nelle storie, i buoni (noi) e i cattivi (il mostro Coronavirus) e la situazione in cui si affrontano come sempre i buoni e i cattivi. Tutti i racconti illustrano questo confronto.

Da lì, si sposta l’attenzione del bambino su alcune figure all’interno del campo dei buoni: le persone anziane. Si spiega che questo mostro preferisce aggredire le persone più grandi, come i nonni o i vecchi zii perché sono più fragili che i bambini e i ragazzi. Se i giovani sono contagiati dal coronavirus, non avranno gravi conseguenze. Invece, senza saperlo, i giovani possono trasmettere la brutta malattia alle persone più grandi ed è per questo che bisogna non frequentare attualmente i nonni.

Le generazioni attuali sono molto più informate di quelle precedenti e molti bambini conoscono, a grandi linee, il funzionamento del corpo umano, le sue capacità e debolezze. I cartoni animati educativi insegnano meglio che lunghe spiegazioni ed alcuni piccoli preferiscono un approccio più scientifico, anche se antropomorfizzato con i buoni e i cattivi. Sanno cos’è un virus, cosa fa nel corpo e come può essere sconfitto. Non c’è allora alcun bisogno di spiegarglielo, basta collegarsi a quanto conoscono e poi rappresentano nei giochi. Alcuni di questi bambini sentono, in questo periodo, il bisogno di capire in dettaglio più che metaforicamente cosa accade nel corpo attraverso cartoni, libri o storie.

La rappresentazione grafica
La rappresentazione grafica del virus gira su Internet e sugli schermi di televisioni. Tutti abbiamo la stessa visione di una palla con delle escrescenze come se fossero dei picchi tutto intorno a quella palla. In tanti disegni dei bambini si ritrova la stessa immagine con molte varianti: occhi, cornee, una bocca con dei denti, a volte con delle manine tenendo un forcone… quel che l’immaginario del bambino è in grado di trasmettere e che rappresenta per lui un essere malvagio, in una parola il mostro.

Sappiamo che il linguaggio del bambino si fonda sulla rappresentazione immaginaria ed è la ragione per la quale nei disegni dei bambini sul coronavirus si ritrovano più o meno gli stessi tipi di raffigurazione di quello che è considerato “il mostro “. Il mostro fa parte delle leggende e racconti per bambini. È l’eterna lotta tra il bene il male. Il Coronavirus di cui sentono parlare e naturalmente il male. Nel suo immaginario, il bambino lo associa al cattivo che imprigiona la principessa nel castello, e a tutti i malvagi che popolano le storie dell’infanzia. Che un bambino rappresenta il virus come un mostro, è perfettamente normale e logico. Cosa si fa contro un mostro? Ci si difende e si difendono le persone che si amano. Diventa allora più facile aprire un dialogo col proprio bambino sull’argomento utilizzando la tecnica della domanda: se tu fossi un supereroe che deve lottare contro il mostro cosa faresti? Cosa pensi che possiamo fare noi contro il mostro? Per il bambino è chiaro che il buono vince sempre contro il cattivo, che il mostro perderà e sarà imprigionato, punito, cacciato via.

Risulta allora utile fargli capire che lavarsi le mani e seguire tutte le buone raccomandazioni fate a tutti noi, sono le armi dei supereroi per vincere Il mostro. Il piccolo si sente allora coinvolto, parte del suo branco e pronto a fare la sua parte, insieme a tutti. La nozione di appartenenza l’aiuterà a vivere al meglio questa prova imprevista nel cammino della sua evoluzione. Come il colibrì che porta la goccia d’acqua nel suo becco per aiutare a spegnere l’incendio, si sente investito di una missione.

Se alcune persone che il bambino conosce e che potrà identificare, non sono rispettose delle consegne di sicurezza, non seguono i consigli, capirà che “non obbediscono”. Il concetto dell’obbedienza gli è famigliare. Può essere utile e simpatico lasciare il bambino intervenire per far rispettare le regole. Se l’adulto, con dolcezza, ha saputo coinvolgere il suo piccolo nella messa in sicurezza della famiglia, lui, sentendo di avere un ruolo, aiuterà anche gli altri a rispettare le direttive. I bambini sanno essere molto convincenti e seguono la loro intuizione.

Non bisogna però, con le nostre parole, la visione eccessive di alcune scene in televisione o sullo smartphone, o il trasparire eccessivo delle nostre inquietudini, che il bambino sia spaventato dal mostro-Coronavirus. Ne deve conoscere il pericolo, come dice un bambino in un video fatto dal papà “il mostro ha i denti e ti morde”. Il bambino è consapevole della possibilità malvagia del mostro e ripete più volte le sue raccomandazioni “attento “, “attento “, “attento “.

Spiegare la gravità
Se nella sua famiglia, o nella sua cerchia, qualcuno è contagiato o ricoverato in ospedale dove affronta il decorso della malattia, magari anche per un lungo periodo di tempo, o decede a causa della stessa, bisognerà sapere dosare la verità per preparare il piccolo alla nuova situazione. In accordo con l’età del giovane e della sua realtà, è importante spiegare la fragilità delle persone anziane o di quelle che soffrono già di malattie. Sono più deboli nel loro corpo e perciò più facilmente vittime dell’aggressione del mostro-Coronavirus.

Sempre in accordo con l’età, dire che esistono tantissimi virus nel mondo, alcuni negli animali, altri negli esseri umani. Questo virus si sa che preferisce il corpo umano e non quello dei nostri animali di compagnia. Non c’è pericolo per il nostro cane o gatto che dobbiamo amare e curare come sempre perché fa parte della famiglia e ci aiuta molto in questo momento con il suo affetto, i giochi e le coccole.

Gestire la paura
Avere paura non è un male. La paura è un’emozione fondamentale di protezione. Una persona che non avesse paura metterebbe in pericolo sé stessa e di conseguenza gli altri. La paura permette di avere delle sane reazioni: essere “attento” come dice il bambino, eventualmente nascondersi, (in questo caso chiudersi in casa), difendersi, (tutte le misure che le sono state insegnate), difendere anche gli altri (tenersi a distanza di sicurezza delle altre persone per proteggerle). Così, il bambino capisce le ragioni per cui non deve vedere in questo periodo i suoi nonni, né le altre persone che frequenta normalmente.

Essere a casa con i suoi rappresenta la protezione perché la casa è l’identificazione del nido e i genitori sono le colonne portanti dell’edificio, i garanti della sua salvaguardia. Naturalmente qui si prende in considerazione la famiglia ideale, unita sotto lo stesso tetto. Bisognerà adattare questo schema ad ogni realtà vissuta dai protagonisti.

Quanto durerà?
Nessuno di noi può sapere quando finirà la battaglia contro il mostro. Quello che sappiamo è che vinceremo! Più rispettiamo le consegne di sicurezza, più rapidamente riusciremo a vincere. Ma sicuramente non bisogna pensare di risolvere la situazione in qualche settimana, è meglio pensare che ne avremo per alcuni mesi. Sarà utile per essere più forti, più agguerriti e per meglio proteggere le persone a cui vogliamo bene.

Cosa fare?
Organizzarsi bene, mantenendo un ritmo quotidiano, alzandoci allo stesso orario come quando si andava scuola, andando a dormire come sempre all’ora abituale, perché il sonno è fondamentale per essere forte e resistente. Seguiamo le lezioni della scuola direttamente o indirettamente, secondo le modalità stabilite con la propria classe e l’età. Ci alimentiamo correttamente, prendiamo del tempo per divertirsi, per fare esercizi fisici a casa, ridere, giocare. Naturalmente, sappiamo che non è possibile giocare, incontrare o ricevere i propri compagni, per evitare di contaminarli o di essere contaminati. Possiamo utilizzare la video conferenza o tutti gli aggeggi che oggi la tecnologia ci permette tramite Skype, WhatsApp, IPhone o altre applicazioni…

E poi, che bello poter stare di più con i genitori che adesso hanno tempo per stare con i piccoli! Sono coinvolti nelle attività del pomeriggio: giochi, attività creative… Tante cose che si possono condividere insieme: cucinare, fare delle costruzioni, raccontarsi delle storie, scrivere delle poesie, disegnare, colorare, inventare storie, fare del teatro, cantare, suonare uno strumento….

In conclusione
Direi che non esistono linee-guida rassicuranti valide per ogni situazione. Il buon senso è alla base di ogni spiegazione e di ogni relazione. In accordo con lo sviluppo del bambino, suggerisco di coinvolgerlo all’interno della famiglia dandogli un ruolo. Proporgli di controllare alcune attività, ad esempio che il papà, la mamma o i fratelli si lavino bene le mani. Serve a rafforzare il suo senso di responsabilità. Senza esagerare, aiutarlo a identificare il suo posto all’interno di questa “battaglia” contro il mostro, senza angoscia per la situazione attuale. Si può anche paragonare la battaglia con alcuni fatti della storia che ha letto nei suoi libri di scuola, l’assedio del castello, l’organizzazione dei prodi cavalieri ecc. Sempre usando la tecnica della domanda: quanto tempo hanno messo a liberarsi dell’assedio? Sono stati disciplinati? Serve a capire che ci vuole pazienza e unità tra tutti.

Ci sono altre modalità che possono essere scoperte e che ogni nucleo famigliare saprà adattare a sé stessa, accompagnando il piccolo in attività proporzionale al suo grado di comprensione e di interessi. Il bambino deve essere rassicurato, coinvolto in modo che possa vivere il difficile periodo che attraversiamo, non tanto come un gioco, ma come un’esperienza che avrà come conseguenza una sua maturazione se gestita bene.

Sono consapevole che questo testo non può affrontare tutti i problemi che sorgono attualmente, tanti casi specifici come quando uno o i due genitori lavorano, le famiglie separate o mono parentale, le coppie in fase di divorzio, le persone con un basso redito economico, quelle che hanno una persona anziana a carico a casa, un figlio portatore di handicap, le famiglie straniere… I problemi sono tanti. Spero solo che il mio modesto contributo possa aiutare qualcuno a vivere un po’ meglio i momenti spesso drammatici che attraversiamo, che anche nella loro durata indeterminata, è fonte di insicurezza in più per grandi e piccoli come per gli anziani. Ognuno di noi è chiamato a cercare in sé stesso le risorse necessarie per crescere nella propria umanità.

©Amanda Castello

A Parigi con Amanda e Padì

martedì, 14 Maggio, 2019

Dopo la presentazione della versione italiana a FICO Eataly World in occasione di Diritti a Colorisiamo felici di condividere questo nuovo importante avvenimento che vede protagoniste Amanda Castello, la nostra Fondatrice, e il libro Padi e l’avventura della vita.

 

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Salon Infirmier 2019: ci saremo, Padi ed io!

 

Sì, avete capito bene! Tra i protagonisti del Salone Infirmier  di quest’anno a Parigi Amanda Castello, la nostra Fondatrice, che parlerà della versione francese del suo libro in un intervento dal titolo

“Padi et l’aventure de la vie comme outil pédagogique pour les soignants afin de les aider dans leur relation aux enfants, qu’ils soient leurs jeunes patients ou des enfants impliqués directement dans la maladie d’un proche.”

Ovvero

“Padi e l’avventura della vita come strumento pedagogico per i curanti al fine di aiutarli nel loro rapporto con i bambini, siano essi i loro giovani pazienti o fanciulli implicati nella malattia di un loro caro.”

 

Prima Slide Padi Salon Infirmier

 

Salon Infirmier edizione 2019

Il Salone rappresenta il maggior evento francese del settore: “3 giorni di formazione, di incontri, di conferenze scientifiche e di atelier pratici. Il Salone Infermieri è un’occasione di incontro unica con il mondo della salute del pubblico e del privato, dell’università, le strutture istituzionali, le associazioni, e le innovazioni in materia di salute.”

L’edizione 2019 riporta il titolo “Il punto d’incontro per tutti gli attori nel percorso assistenziale” e si svolgerà presso l’Expo di Parigi, a Porte de Versailles, nel Padiglione 7-3
Denso e stimolante il programma:
# 8 conferenze
# 20 workshop
20 tavole rotonde
# 6 animazioni
# 2 villaggi tematici
# 1 libreria

 

È possibile scaricare la guida completa dal sito ufficiale del Salone 

 

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Vi terremo aggiornati sul Salone qui e sui social.

 

Seguiteci con l’hastag # SI2019

Una grande dama delle cure palliative ci ha lasciato

martedì, 3 Luglio, 2018

Sfap

Tutti i professionisti e i volontari conoscono il suo nome: Chantal CATANT. Tutti noi che lavoriamo o facciamo volontariato in questo campo sappiamo quanto le dobbiamo…

Ho parlato con Chantal circa dieci giorni fa e mi diceva di sentirsi molto stanca.

Si lamentava di dolori osteoartritici difficili da controllare. Anche così non ha mai perso interesse per tutto ciò che stava accadendo intorno a lei.

Ha sempre avuto lo stesso spirito che conosciamo: non voler disturbare gli altri, indignarsi contro l’ingiustizia, contro le decisioni del governo che rifiuta di aiutare i migranti, ecc.

Lei è stata per me una grande amica e mi ha insegnato molto. L’ho incontrata a Parigi nel 1996, subito dopo la morte di mio marito. Era all’epoca presidente di Jalmalv. Quando ho deciso di creare l’associazione di volontariato che porta il nome di mio marito, ormai riconosciuta come un Onlus in Italia, e di organizzare una conferenza internazionale sulle cure palliative, il sostegno e il ruolo dei volontari, lei vi ha aderito immediatamente e mi ha aiutato a invitare relatori, medici, infermieri, psicologi, volontari… La nostra collaborazione è continuata negli anni. Credendo fermamente in una cultura latina delle cure palliative, ho organizzato con il suo aiuto delegazioni di operatori sanitari italiani per creare scambi di esperienze tra i due paesi. Poi ho portato professionisti francesi in Italia. Quante esperienze, congressi della SFAP o di JALMALV abbiamo condiviso!

 

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Italia, 1999: il Dr. Jean Michel Lassaunière, Amanda Castello, Chantal Catant, la rappresentante di Jeanne Garnier, Martine Nectoux, la suora medico responsabile dell’hospice Piccole Figlie di Parma

 

Quando venni a sapere del terribile incidente stradale che aveva vissuto e dove morì suo marito, presi il primo aereo per andare a trovarla. Tra la vita e la morte in terapia intensiva per tanto tempo, ha faticato molto e ha vinto anche quella battaglia. Donna di vasta cultura, instancabile e combattiva, ha mantenuto il suo impegno per lo sviluppo delle cure palliative.

 

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Recentemente la morte di suo figlio a seguito di una grave malattia l’aveva colpita profondamente, ma ancora una volta si era ripresa. “L’invecchiamento è un’arte”, mi diceva. Cavaliere della Legione d’Onore, a riconoscimento della sua attività per le cure palliative in Francia, Chantal non ne faceva mai menzione così grande era la sua modestia.

 

Avevamo conversazioni profonde, sia politiche che filosofiche, per telefono o quando le facevo visita a casa sua. Non mancava mai di offrirmi una coppa di Champagne che era diventato un rituale tra noi. Amava cucinare i prodotti naturali che comprava dalla sua Amap. L’avevo convinta, non senza difficoltà, che era molto simpatico mangiare sul tavolo della cucina e ridevamo come due ragazze del college che fanno un picnic.

 

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Aveva scritto la prefazione del mio libro “Un Alien chiamato Dottor Crabe” nel 2000 ed è rimasta al mio fianco, angelo custode che si interessava sempre per la mia salute, la mia attività e la nostra associazione di cui era membro.

Lei mi mancherà. Ma so dov’è e so che sta bene. Jacques, suo marito, e Jean-Pierre, suo figlio, sono certamente venuti ad accoglierla.

 

Amanda Castello


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La cerimonia si terrà mercoledì 4 luglio alle 15:00
nella Chiesa di Cristo Resuscitato a Bondy Avenue Suzanne Buisson
Bondy (Seine Saint Denis) France

 

Qualche nota biografica

Dirigente infermieristica, è uno dei fondatori del movimento delle cure palliative in Francia. Ha partecipato alla creazione della Società Francese di accompagnamento e Cure Palliative (Sfap) e dell’Associazione JALMALV di cui è stata la presidente della sezione JALMALV Île-de-France, già membro della Federazione francese JALMALV, responsabile della commissione volontari della Federazione e membro del Direttivo dell’Associazione Vivre Son Deuil.

Per la sua lunga attività dedicata all’assistenza e all’accompagnamento del malato in fase terminale e alla promozione delle cure palliative, Chantal Catant ha ricevuto, nel maggio 2000, la Legione d’Onore, altissima onorificenza della Repubblica Francese e pochi anni dopo è stata fatta Chevalier .

Numerosi sono i suoi articoli, interviste, corsi di formazione durante gli oltre 50 anni di attività professionale e sociale.

Membro d’onore di numerose istituzioni di cure palliative, sempre alla ricerca di un miglioramento della salute e della qualità della vita, si è dedicata per diversi anni all’AMAP (Associazione per il mantenimento di un’agricoltura contadina “con una stretta collaborazione tra un gruppo di consumatori e aziende agricole locali, con l’obiettivo di sviluppare un’agricoltura rispettosa dell’ambiente, sostenibile e locale “.)

Chantal Catant era membro dell’Associazione Paulo Parra per la Ricerca sulla Terminalità A.R.T. Onlus fondato da Amanda Castello.

 

René Niffeler, Hanny Niffeler, Chiara Marenghi, Martine Nectoux