Archive for the ‘legge 38’ Category

Un vento di rivolta contro l’eutanasia arriva dalla Francia

domenica, gennaio 5th, 2014

Il periodo delle feste si sta esaurendo ma la questione dell’eutanasia, rilanciata dalla legislazione recentemente approvata in Belgio, rimane d’attualità qui come altrove.

 

SI alle Cure Palliative - NO all'accanimento terapeutico - NO all'eutanasia

 

L‘Ordine degli Infermieri Professionali francesi sulle barricate!

Alla vigilia di Natale, l’Ordine degli infermieri professionali francesi ha reso pubblico un documento nel quale si oppone ad ogni tipo di legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito.

Il documento recita: “esiste una totale incompatibilità tra l’assistenza al morire, il suicidio assistito e ancora di più l’eutanasia e il ruolo dell’infermiere e le sue regole professionali”. In Belgio non è cosa rarissima che l’eutanasia sia anche praticata da infermieri, ricorda il Comitato Etico nel suo “Avviso sulla Questione della Fine Vita”. Questo è assolutamente inaccettabile per l’Ordine degli infermieri francesi.

L’Ordine non si oppone alla sedazione terminale se essa è inquadrata in condizioni strettamente e rigorosamente definite. Le regole precise a cui si attendono gli infermieri sono le seguenti:

· che la sedazione terminale sia richiesta dal paziente;

· che sia deciso in un modo collegiale;

· che la pratica non sia destinata a dare la morte ma solo a sollevare il malato per una situazione di dolore e sofferenza insostenibile e incontrollabile con i mezzi attuali a disposizione;

· che gli infermieri possano prevalersi della clausola di coscienza.

In questo senso, l’Ordine degli infermieri francesi richiede anche una maggiore collegialità nelle decisioni di fine vita e propone la partecipazione obbligatoria degli infermieri alla discussione perché considerano, ed è così, che sono quelli che conoscono di più i pazienti, ricevono le loro confidenze, la loro accettazione o rifiuto del trattamento e percepiscono anche l’efficacia della presa in carica del dolore.

L’Ordine degli infermieri considera infine indispensabile una migliore presa in considerazione delle Direttive anticipate in funzione del contesto particolare nel quale si trova il malato, contesto spesso molto diverso dal momento in cui ha scritto le sue direttive al momento in cui si trova quando arriva alla fine del suo percorso vitale.

Philippe Douste-Blazy

Philippe Douste-Blazy

Molte personalità si uniscono
per mettere in guardia contro il pericolo di abusi

 

L’Ordine degli infermieri non è l’unico ad opporsi all’eutanasia. Il dottor Douste-Blazy, consigliere del Segretario Generale delle Nazioni Unite, a lungo responsabile delle cure intensive di cardiologia, si è pronunciato contro un’eventuale legislazione sull’eutanasia. Richiama l’attenzione sul fatto che “legiferare è ispirato dai gruppi di lobby ideologico” e che è ora di smetterla di “legiferare sulla coscienza e la fiducia”. Ricorda che “il medico non è fatto per dare la morte”.

Il 25 dicembre, Monsignore Barbarin, intervistato dalla radio Europe n°1, ricorda con forza che “né la Repubblica,  né lo Stato,  né il corpo medicale sono proprietari della vita umana” e che “non si ha alcun  diritto sulla vita e la morte di una persona”.

eveque Barbarin

Monseigneur Barbarin

Il prelato insiste anche sul fatto che ogni vita umana è degna di rispetto e ricorda che la Legge Leonetti, in Francia, è stata adottata all’unanimità dal Parlamento francese, sette anni fa. Si pone allora la domanda: “Si tratta di una legge sull’eutanasia o dell’eutanasia della legge?

Il dibattito è molto acceso ed è giusto che sia così. La questione è troppo importante per essere sbrigata con qualche pronunciamento politico senza fondamenti etici o scientifici o con lo stile superficiale e propagandista che si usa in una campagna elettorale.

 

Il 26 dicembre, Luc Ferry, già ministro della Pubblica Istruzione francese, pubblica un articolo nel giornale Le Figaro col titolo più che evocatore “Contro il suicidio assistito”.

L’idea di morire nella dignità, promossa da coloro che desiderano legalizzare il suicidio assistito o l’eutanasia, è un principio che rifiuta perché significherebbe che “la vecchiaia o la malattia potrebbero essere considerate come responsabili della scomparsa o svanimento della dignità umana“. Difende “il diritto alla dipendenza e alla fragilità”, un “messaggio di amore” piuttosto che quell’“orrendo messaggio secondo il quale sarebbe corretto fare piazza pulita per smettere di disturbare il mondo dei vivi e dei giovani”.


Luc Ferry già ministro Pubblica Istruzione

Un libro di Luc Ferry (e-book o versionecartacea)

Ricorda che la nozione di assistenza implica una dipendenza verso l’altro, una “chiamata d’aiuto che non si può occultare”. Per lui la domanda di morire è “il contrario di una libertà assoluta, caso contrario uno si suiciderebbe senza aver bisogno di assistenza e una risposta positiva a quella richiesta sarebbe a dimostrare la più totale indifferenza alla persona”.

Senatore francese Leonetti

Il diputato Leonetti risponsabile della Legge Leonetti

L’ex-ministro richiama l’attenzione sul pericolo che una nuova legislazione porterebbe con sé, autorizzando la cosiddetta “libertà assoluta”, in particolare per quanto riguarda il fragile limite prevedendo la morte nei casi detti disperati, limite già oltrepassato in Svizzera ad esempio.

Infine richiama a meglio conoscere la Legge Leonetti, una legge pensata bene che risponde secondo lui a tutti casi più difficili.

 


Chi a detto che bisogna scegliere un campo?
Se c’è un campo da promuovere
è quello della difesa e dello sviluppo
delle Cure Palliative e dell’Accompagnamento!


Sappiamo perfettamente che la questione è molto delicata. Non è possibile rispondere con delle domande a Quiz su un problema che riguarda la vita e la morte. Sono coinvolti il senso etico, il dovere di aiuto, di assistenza, la morale, i codici professionali dei medici e degli infermieri, le regole comportamentali di tutti quelli che lavorano intorno alla persona morente.

Nascondersi dietro delle frasi facili e di convenienze non risolve nulla. Nascondersi dietro dei testi di legge neanche. Lasciare che le leggi siano elaborate e promulgate da persone che non appartengono al campo della cura e dell’assistenza al malato grave in fase terminale, che non conoscono i delicati equilibri alla fine della vita, che trattano la realtà del dolore e della sofferenza a colpi di bilanci e statistiche, trascina la società in un’avventura pericolosa.

Si sa dove si comincia ma non si sa dove si arriva. E’ illusorio pensare che l’eutanasia non è attualmente praticata. Lo è, clandestinamente, nella vergogna, spesso come un atto di impotenza, di solitudine individuale, di vigliaccheria o di superbia da persone che non vogliono assumersi la responsabilità di un vero accompagnamento. Un accompagnamento corretto e degno, che solleva dal dolore, prende in considerazione la sofferenza psicologica, emozionale, relazionale, spirituale della persona inguaribile, quel tipo di assistenza che le cure palliative sono in grado di offrire alla persona morente e ai suoi familiari.

Le cure palliative non sono la panacea, non fanno né promettono miracoli e riconoscono il loro limite. Applicate correttamente, nelle strutture pubbliche o private, e/o in assistenza domiciliare in cure palliative, grazie ad un personale curante formato, con l’aiuto e collaborazione dei volontari di accompagnamento correttamente preparati, sono la prima soluzione per fare diminuire le domande di morte e garantire una dipartita più serena possibile. Evireremmo forse così di scivolare nel pericoloso vortice di morte che il Belgio e la Svizera ci propongono come esempio.

(Fonti: La Croix (Pierre Bienvault) 23/12/2013 – Le Figaro.fr 23/12/2013  e 26/12/2013 – Radio Europe 1 25/12/2013)

 

Unità di Cure Palliative Parigi- foto di Pierre Michaud

La dimensione delle Cure Palliative: Prendersi cura della Persona- Unità di Cure Palliative Parigi- foto di Pierre Michaud

 


Come si può proporre l’Eutanasia per dei minori?

sabato, dicembre 14th, 2013

Il 12 dicembre, il Senato del Belgio ha adottato, con una larga maggioranza, la proposta di legge che mira a estendere l’eutanasia ai minori.


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Non voglio morire!

50 voti contro 17! L’ultima tappa dell’iter sarà affidato alla Camera dei Rappresentanti. Le elezioni legislative si svolgeranno in maggio 2014.
Se questo progetto di legge passerà, il Belgio sarà allora il secondo paese ad autorizzare l’eutanasia per i minori dopo i Paesi Bassi. Questo rappresenta una grande preoccupazione per tutti.

Non possiamo non interrogarci su una tale decisione. Molte domande sorgono, domande che disturbano e che non possono lasciare indifferenti.


Cosa sta succedendo negli ospedali del Belgio?


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tanti sono i rischi....

 

Quello che sorprende è di constatare che nel Belgio, secondo una Commissione incaricata di controllare la pratica dell’Eutanasia nel paese, sono stati registrati, soltanto nell’anno 2012, 1432 casi dichiarati ufficialmente di eutanasia. Un aspetto interessante è che su questo totale, l’81% proveniva della comunità fiamminga e il 19% della comunità francofona cioè dalla Walonia.

La legalizzazione dell’eutanasia in Belgio risale all’anno 2012 e si applica “alle persone affette da una malattia inguaribile e da una sofferenza impossibile da calmare, a condizione che abbiano più di 18 anni e che dispongano di tutte le loro facoltà mentali.” Però la situazione è molto cambiata in quest’ultimo anno. La finalità era “passare il limite a 15 anni per il minore capace di intendere e di volere“ oppure cancellando completamente “ogni limite di età per permettere l’accesso all’eutanasia a minori considerati capaci di ragionare”.


Non si rischia di eliminare tutti quelli che sono
“un peso” per la Società?


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Chi decide se devo vivere o morire?

 

 

I senatori del Belgio avevano anche intenzione di allargare il dibattito portandolo anche sulla “possibilità di estendere la legge alle persone affette da malattie mentali degenerative” come la malattia di Alzheimer oppure anche “sul miglioramento della formazione dei medici e sulle procedure di dichiarazione anticipata”.
La situazione si è aggravata recentemente perché il legislatore potrebbe arrivare al punto di obbligare i medici obiettori a indicare ai loro pazienti che richiedono l’eutanasia il nome di un altro medico collega favorevole a questa pratica.

 

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Chi vede? Chi decide? Chi sa? Chi vuole?

 

Gli abusi con l’eutanasia sono già in atto…
Eutanasie clandestine sono  una realtà


La situazione è realmente molto preoccupante perché apre la porta ad ogni abuso. Questi abusi sono già in atto. Ci sono diverse violazioni che sono state denunciate in Belgio: una parte è dovuta alle derive di interpretazione legate a disposizioni legali non abbastanza chiare. Esiste una Commissione Federale di Controllo di Valutazione dell’Eutanasia che sembra essere molto confusa. In effetti, poco a poco viene eliminato tra le motivazioni dell’eutanasia il criterio di “una malattia grave e non guaribile” e invece riconosciuto il peso dell’”età avanzata” e della “stanchezza di vivere” come richiesta o imposizione dell’eutanasia.

La denuncia proviene dal dott. Dopchie, oncologo e medico responsabile del Servizio di Cure Palliative del Centro Ospedaliero della Walonia della Picardia, nella città di Tournais. Parla di eutanasia clandestina, fatta di “sovradosaggi abusivi di prodotti utilizzati per calmare il dolore” ma che “provocano la morte dei pazienti a insaputa loro e dei propri cari”.

Tra i casi gravi e preoccupanti di scivolamento, ricordiamo che recentemente due gemelli di 45 anni, nati sordi, hanno ricevuto su loro richiesta l’eutanasia, nel 2012, perché era stato diagnosticato loro un glaucoma che rischiava di condurli alla cecità nel futuro. Questo è un esempio tragico di applicazione di eutanasia per una valutazione su un’anticipazione di una sofferenza che potrebbe presentarsi nel futuro. Lo menziona il dott. Etienne Montero, decano della Facoltà di Diritto della città di Namur, autore dell’opera “Appuntamento con la morte. 11 anni d’eutanasia legale in Belgio” “Rendez-vous avec la mort. Onze ans d’euthanasie légale en Belgique”.

 

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un libro da leggere


Il Belgio ha paura!


La popolazione belga non si rende ancora molto conto di quello che sta succedendo. Molti universitari, giuristi e professionisti della sanità o anche semplici cittadini cominciano a protestare e a denunciare questi eccessi. Un sito Internet è stato attivato in Belgio e sta raccogliendo storie, denuncie, testimonianze. Molti operatori sanitari, operatori sociali, legali e semplici cittadini lo stanno già utilizzando. Il suo nome: “euthanasieStop“.

È importante ricordare che non si tratta di portare un giudizio o di formulare un’accusa contro il Belgio ma di far crescere una riflessione che porti a far capire che l’informazione della popolazione, e questo in qualsiasi paese, deve essere capillare e molto precisa. Non si può legiferare in modo grossolano. L’eutanasia per i minori in Belgio, se diventasse legge e trovasse medici disposti ad eseguirla, aprirebbe una porta ancora più ampia a tutti gli eccessi.

Pensiamoci bene. Quello che succede in Belgio può succedere in qualsiasi paese. Non possiamo liberarci della questione con domande a quiz come “Siete pro o contro l’eutanasia?”.


 

 

Segue….

Fonti:

  • Synthèses de presse Gènéthique du 14/01/2013, 22/01/2013 e 26/11/2013).
  • Famille Chrétienne (Antoine Pasquier) 22/11/2013
  • Liberation/AFP 12/12/2013

Grave rischio per le cure palliative in Italia

giovedì, ottobre 17th, 2013

Un decreto attuativo della legge 38/10 rischia di compromettere le cure palliative in Italia: metà dei medici palliativisti potrebbero non essere più autorizzati ad assistere i malati inguaribili.

 

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Questo l’allarme lanciato dalla Federazione Cure Palliative, di cui l’A.R.T. è membro, attraverso un comunicato stampa a firma del Presidente, il Dr. Luca Moroni. Il tema è urgente ed importante e ci riguarda tutti da vicino. Come volontari e come professionisti delle cure palliative, ma prima di tutto come cittadini. Di seguito riportiamo il testo integrale del Comunicato con l’obiettivo di darne massima diffusione.


La legge 38/2010 sancisce il diritto per i malati inguaribili ad accedere alle cure palliative; uno dei passaggi attuativi prevede la definizione delle “figure professionali con specifiche competenze ed esperienza nel campo delle cure palliative” (art 5 comma 2) al fine di garantire, per il futuro, un percorso formativo certo ed uniforme per i professionisti. Si tratta di un passaggio importante che deve però tenere conto delle caratteristiche degli oltre 2000 medici che oggi consentono l’operatività degli Hospice e delle cure palliative domiciliari.

Le indagini di Federazione Cure Palliative (FCP) e della Società Italiana di Cure Palliative (SICP) indicano infatti che la metà dei medici palliativisti non possiede una delle specialità indicate dalla legge 38 e un terzo non ha alcuna specialità. Si tratta di professionisti con diversi anni di esperienza, detentori oggi delle più elevate competenze nel nostro paese. Si tratta di coloro che hanno contribuito a fare la storia delle cure palliative italiane, permettendone lo sviluppo in una fase pionieristica e rappresentano una risorsa indispensabile per garantire l’attività di assistenza ai pazienti.

Le cure palliative si stanno sviluppando finalmente anche in Italia, grazie all’impegno del mondo professionale, dei 5000 volontari e delle 75 Associazioni che aderiscono alla FCP. Abbiamo potuto osservare in questi anni l’impegno del Parlamento, dei Ministri Fazio, Balduzzi e Lorenzin così come di molte Giunte Regionali. Sarebbe oggi imperdonabile che proprio un decreto attuativo della legge 38, invece di tutelare i pazienti e le loro famiglie, riportasse l’Italia alla condizione degli anni 80, quando i 250.000 malati che ogni anno affrontano una fase terminale erano privi di qualunque forma di tutela.

È indispensabile che vengano preservate e riconosciute le competenze acquisite sul campo in questi anni da medici senza specializzazione o con specialità diverse da quelle previste dalla disciplina, un provvedimento che riguardi un periodo transitorio, in attesa che i giovani medici concludano i nuovi iter formativi in via di definizione. Senza questi medici la maggior parte degli Hospice e delle equipe di cure palliative domiciliari sarebbero costretti a chiudere.

Giovedì 17 ottobre si riunisce la Conferenza Stato-Regioni per discutere l’accordo. Attendiamo con forte attenzione di conoscerne i contenuti, fiduciosi che si possano individuare soluzioni adeguate al livello di preoccupazione che la materia propone.

Luca Moroni
Presidente della Federazione Cure Palliative

 

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Il dr. Luca Moroni con la Segretaria Generale della FCP, Daisy Gay, alcuni membri del Consiglio Direttivo FCP due rappresentanti del Direttivo A.R.T. al Congresso Nazionale della Società Italiana di Cure Palliative

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Curare a casa una persona gravemente ammalata: un necessario aiuto per la famiglia

giovedì, novembre 3rd, 2011

Condividiamo con piacere l’articolo della dr.ssa Amanda Castello pubblicato sul quotidiano Libertà venerdì 28 Ottobre 2011 all’interno del dossier sul tema della famiglia.

articolo famiglia cure palliative

Nel particolare momento storico che la nostra società sta attraversando, la famiglia è spesso chiamata ad assolvere compiti a cui le istituzioni da sole non potrebbero far fronte. Tra questi, un ruolo di particolare importanza viene ricoperto nel caso di una malattia grave o cronica che colpisce un membro del nucleo famigliare. Quante persone che conosciamo hanno dedicato o dedicano parte della loro vita alla cura e all’assistenza di un proprio caro? Molti di noi hanno vissuto, o stanno vivendo, in prima persona quella delicata esperienza.

Basta posare lo sguardo su una delle tante storie di vita per comprendere quanto grande sia la responsabilità, gravoso l’impegno e complesso il compito del prendersi cura. Accogliere i bisogni della persona malata con sensibilità e umanità aiuta a cancellare l’angoscia e rassicura. Ruolo fondamentale, certo, ma non facile da assumere. Il coinvolgimento emotivo è inevitabile. Una prova vera e propria per i membri di una famiglia, ma anche l’occasione di un profondo arricchimento umano.

Nell’ambito del sostegno al malato grave e inguaribile, in cui l’Associazione Paulo Parra per la Ricerca sulla Terminalità, A.R.T. onlus, è impegnata da ormai 14 anni, alla famiglia spetta sicuramente una responsabilità fondamentale. Lo studio realizzato dall’Osservatorio Italiano di Cure Palliative (1) afferma che “la famiglia del malato terminale è un punto cardine in qualsiasi programma di cura e assistenza palliativa. Il buon esito di tali programmi si basa su una sostanziale “alleanza” all’interno di una triade costituita da malato, famiglia ed équipe curante.” Perché i famigliari possano diventare questo potente strumento terapeutico bisogna che siano guidati e sostenuti dall’équipe. La famiglia deve essere in grado di passare dalla situazione di “famiglia passiva” a quella di “famiglia attiva” per diventare così famiglia responsabile, partecipe, accompagnante, parte integrante dell’équipe.

equipe cure palliative

L’esperienza dimostra che, in molti casi, una maggior partecipazione nella cura diretta della persona amata può favorire una migliore comprensione, creare complicità positiva, evitare i sensi di colpa ed aiutare alla futura elaborazione del lutto. La collaborazione che si auspica di costruire tra malato terminale, operatori e famiglia nell’assistenza porta ad un processo di crescita mutua in costante evoluzione e trasformazione. Il beneficio risulta evidente per il malato, ma la famiglia, destinata a “rimanere” dopo che la persona ammalata se ne sarà andata, sentirà a lungo gli effetti positivi del suo coinvolgimento.

Se riflettiamo, poi, sulle cure palliative domiciliari, erogate a casa del malato, in continuità con l’hospice, all’interno della rete territoriale di cure palliative, comprendiamo come la famiglia sia la condizione sine qua non per la loro attuazione.La famiglia è, dunque, indispensabile per la realizzazione di determinate tipologie e condizioni di cure palliative da portare al malato. Risulta, insomma, strumento, mezzo, tramite e, per molti versi, caposaldo insostituibile.”(2)

Assistere a casa il proprio caro, anche con il supporto dell’équipe curante e l’appoggio dei volontari, costituisce un impegno assai rilevante che si fa via via più intenso con il progredire della malattia. Al fine di renderlo possibile, è necessario aumentare il sostegno offerto a tutte le famiglie che compiono questa importante scelta d’amore.

Il successo dell’intento dipende dal potenziamento dei servizi di cure palliative domiciliari sul territorio nazionale. I dati a riguardo non sono confortanti. Ad oggi è garantita una copertura al solo 40% del territorio nazionale, con una diffusione più capillare al Nord rispetto al Centro e al Sud. Una fotografia approfondita dalla situazione ci è offerta dalla recente “Indagine conoscitiva nazionale sullo sviluppo delle cure palliative domiciliari come livello essenziale di assistenza”(3). Risulta, quindi,  prioritario l’impegno di tutti, ma soprattutto delle Istituzioni, affinché non si verifichino più differenze inaccettabili nella qualità delle cure di fine vita e nel sostegno delle famiglie.

 

luca moroni FCPLuca Moroni, Presidente della Federazione Cure Palliative FCP, di cui l’A.R.T. è membro, ha di recente allertato l’opinione pubblica, sottolineando che “le cure palliative a casa sono preferite da molti malati. Sono possibili, consentono un uso appropriato delle risorse pubbliche e devono, quindi, poter crescere.” Per queste ragioni, la Federazione Cure Palliative ha deciso di dedicare la XII Giornata Nazionale contro la Sofferenza Inutile della Persona Inguaribile, che si celebra ogni 11 novembre, giornata di San Martino, al sostegno delle cure a casa. L’A.R.T. partecipa da sempre alla Giornata, realizzando eventi e momenti di sensibilizzazione per la città di Piacenza e provincia. L’obiettivo della Giornata Nazionale per il 2011 è richiamare l’attenzione dei cittadini e delle istituzioni sui diritti e bisogni dei malati inguaribili e delle loro famiglie. Da qui l’avvio in tutta Italia della raccolta firme a cui l’A.R.T. aderisce per chiedere al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, al Ministro della Salute e ai Presidenti delle Giunte Regionali, l’istituzione di un bonus mensile per facilitare le famiglie che scelgono di assistere il proprio caro  a casa.


giornata nazionale cure palliative

L’Associazione A.R.T. sarà presente in via XX Settembre sabato 12 novembre con un banchetto dove si potranno ottenere informazioni e firmare la petizione.

Le raccolte di firme istituite nelle scorse edizioni della Giornata hanno permesso di conseguire importanti risultati. Nel 2004 il primo grande successo: la gratuità dei farmaci contro il dolore. Le iniziative degli anni successivi hanno contribuito a guadagnare una semplificazione della prescrizione degli oppioidi (2009) e alla conquista della legge n. 38/10 Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e terapia del dolore“. Grazie alla campagna a sostegno delle cure a casa, ci auguriamo di raggiungere un’ulteriore traguardo all’interno della battaglia di civiltà per garantire qualità di vita e piena dignità ai malati terminali e alle loro famiglie.

banchetto RACCOLTA FIRME CURE PALLIATIVE

Il banchetto con la raccolta firme allestito dall'A.R.T. in occasione dell'evento realizzato per l'11 Novembre 2010

Per farlo, abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Un modo per sostenere l’iniziativa è firmare la petizione.

La vita è il dono più prezioso che possediamo. Quando dalla clessidra del tempo scendono gli ultimi granelli, il bisogno di amore, di tenerezza, di conforto, della presenza costante dei propri cari diventa imprescindibile. Quale miglior luogo della propria casa, accanto ai propri affetti? Per garantire alla famiglia la possibilità di assumere pienamente questo ruolo, è indispensabile che le sia dato un supporto totale che includa un aiuto economico. In caso contrario, tutto quello che abbiamo proclamato si riduce a pura letteratura.

 

Note bibliografiche

1 – 2 “La Famiglia e il malato terminale. Analisi di problemi, difficoltà e soluzioni relativi alle famiglie che accudiscono un malato in fase avanzata di malattia inguaribile.”, Centro Studi e Ricerche Osservatorio Italiano Cure Palliative, Oscar Corli, Massimo Pizzuto, Mari Giulia Marini, Antonio Nastri, 2004.

3 “Le cure palliative domiciliari in Italia”, I Quaderni di monitor. Elementi di analisi e osservazione del sistema salute, a cura di SICP Società Italiana di cure palliative e SIMG Società Italiana di Medicina Generale con il supporto di Agenas Angenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, del Ministero dalla Salute, di Fondazione Floriani, della FCP Federazione Cure Palliative, di tutte le Regioni Italiane e di Wyeth Lederle Spa, 2010

29 Maggio 2011: Giornata Nazionale del Sollievo

venerdì, maggio 27th, 2011

Un’importante iniziativa giunta ormai alla decima edizione: si tratta della Giornata Nazionale del Sollievo, promossa dal Ministero della Salute, dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, e dalla Fondazione nazionale “Gigi Ghirotti”. Saranno più di 120 le iniziative della Giornata del Sollievo nelle regioni italiane: convegni, tavole rotonde, dibattiti, campagne d’informazione, visite preventive gratuite ambulatoriali,spettacoli in luoghi di cura, distribuzione di opuscoli sul trattamento del dolore e … pedalate in bicicletta!


In occasione della presentazione ufficiale della decima edizione della Giornata, il ministro della Salute Ferruccio Fazio ha reso noto che a breve saranno ufficializzati i requisiti per l’accreditamento della rete di cure palliative.  Per la metà di giugno, saranno presentati al ministro della Salute, e poi alla Conferenza Stato-regioni, l’intesa sui requisiti minimi per l’accreditamento della rete delle cure palliative e il documento che definisce il percorso formativo per i medici e i volontari che si occuperanno di cure palliative e terapie del dolore.


“Tali requisiti minimi – spiega Fazio – sono stati elaborati in attuazione della legge 38 del 2010 che tutela e garantisce l’accesso alla terapia del dolore e alle cure palliative”. La norma prevede tre tipi di reti: quella di terapie del dolore, quella di cure palliative, e quella pediatrica di cure palliative e terapia del dolore.

Nell’ambito del modello integrato tra ospedale e territorio, verranno quindi stabiliti i requisiti minimi per le strutture e l’assistenza domiciliare che le regioni dovranno offrire per garantire un’assistenza h24.

Per quanto riguarda la formazione, ha aggiunto Marco Spizzichino, direttore dell’ufficio ministeriale sulle cure palliative, “abbiamo individuato con il ministero dell’Università il percorso di chi si occuperà di queste terapie. Ci sarà un master post specializzazione universitaria per i medici e anche i volontari che operano nelle strutture e che avranno così una formazione uniforme”.

I volontari dell'hospice La Velle del Sole di Borgo Val di Taro durante il corso di formazione con la dr.ssa Amanda Castello

 

Sulle pagine del nostro blog continueremo a tenervi informati  sui prossimi passi importanti sul tema.


La lotta al dolore è particolarmente sentita dall’A.R.T. che è attiva da anni nell’opera di sensibilizzazione e informazione e sostiene questa causa attraverso il Progetto Piacenza senza Dolore, ideato da Amanda Castello, fondatrice dell’A.R.T. e con il Regolo Padì – A.R.T. per la misurazione del dolore.

 



 

Per affrontare e curare adeguatamente il dolore, è necessaria una quantificazione tale da permettere un intervento mirato ed efficace. Non dimentichiamoci che il dolore e la sua percezione sono fenomeni soggettivi: ci sono persone con una soglia del dolore più alta di altre.


Per illustrarne l’utilizzo, l’A.R.T. ha elaborato un depliant che contiene, inoltre, una tabella su cui annotare le rilevazioni quotidiane.


 

Il Regolo Padì A.R.T. è stato distribuito in questi anni alla popolazione, negli ospedali, in RSA, Case di Riposo e hospice oltre ad essere stato utilizzato all’interno di vari progetti di ricerca realizzati dall’A.R.T. E’ a disposizioni di tutte le realtà che sono interessate ad utilizzarlo.