Archive for the ‘cure palliative’ Category

Come aiutare i bambini ad affrontare le perdite?

martedì, giugno 17th, 2014

 

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Come accompagnare i bambini che affrontano un lutto?

 

Come accompagnare i più giovani di fronte alla perdita?


Siamo spesso “imbarazzati” nel rispondere alle domande dei bambini di fronte alla perdita. Spiegare la malattia, l’incapacità di guarire, la morte…

Come rispondere ai loro “Perché?” che spesso ci mettono in difficoltà, sollecitano in noi dubbi su quale sia la risposta “migliore” o “giusta”da dare.

Come dire la verità senza ferire la loro sensibilità e in conformità con la loro capacità di comprendere?


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A tutte queste e ad altre domande risponderanno Claire Bazin Cipriani, psicoterapeuta, membro dell’A.R.T. e Presidente dell’Associazione “L’enfant e le deuil”, e Amanda Castello, Fondatrice dell’A.R.T. ed esperta in cure palliative e lutto, martedì 17 giugno  2014

 

Le relatrici: Amanda Castello e Claire Bazin Cipriani

Le relatrici: Amanda Castello e Claire Bazin Cipriani

 

La conferenza  si tiene presso il Centro Socioculturale di Vergèze (99 rue Marcel Pagnol), vicino a Montpellier, in Francia.

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il Centro Socioculturale di Vergèze

 

Il tema è molto caro alla nostra Associazione che è stata tra le prime realtà in Italia ad occuparsi di aiutare i più giovani che vivono la malattia grave e della fine della vita con il progetto Padì – Parole Discrete A.R.T. ideato dalla dr.ssa Castello nel 2000 e realizzato da allora in molte scuole italiane.

Nell’incontro la dr.ssa Castello parlerà di un utile strumento a disposizione di tutti gli adulti che desiderano accompagnare i bambini di fronte alla perdita: il libro “A spasso con Padì lungo il ciclo della vita” pubblicato in Francia dell’Associazione Culturale APPEL.

Nei prossimi post sul blog condivideremo con voi i contenuti di questa importante conferenza. Seguiteci!

Cardiologie pédiatrique à l’hôpital Robert Debré, une équipe pétrie d’amour

martedì, aprile 22nd, 2014

La neuvième journée de Paliped
Regards sur les soins palliatifs

Je vous ai dit, dans mon dernier article sur le congrès de Paliped, qui s’est tenu en mars dernier, à Paris, combien j’avais été favorablement impressionnée par le réel esprit d’équipe qui se dégageait de toutes les interventions.

Celle du docteur Constance Beyler, cardiopédiatre, accompagnée par Catherine Mie, cadre de santé, puéricultrice, Ketty Limery, auxiliaire de puériculture et d’autres opérateurs de la cardiologie pédiatrique de l’hôpital Robert Debré, à Paris, a été dans ce sens.


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Le docteur Constance Beyler et l’équipe.                      Hopital Robert Debré. Cardiologie pédiatrique

 

Elle a expliqué que les équipes n’hésitent jamais à contacter, si besoin est, des partenaires pouvant les aider dans la prise en charge de l’enfant et de la famille : aumônerie, interprètes, famille proche… car le pourcentage des familles d’émigrés a considérablement augmenté. Les soins et l’accompagnement d’un enfant provenant d’une famille qui se situe aux antipodes culturels du lieu où désormais ces personnes résident, sont à prendre en sérieuse considération si l’on veut vraiment non seulement soigner, mais prendre soin.

Il existe une grande variabilité, due à l’origine ethnique des familles, et cela oblige les équipes à élaborer une réelle réflexion sur les soins et les attitudes à respecter, ou encore à éviter, pour ne pas choquer la sensibilité et les habitudes de ces familles qui sont très souvent éloignées de leur pays d’origine.

C’est aussi l’une des raisons pour lesquelles les équipes font extrêmement attention à respecter la liberté des familles dans l’appropriation de la chambre où se trouve l’enfant. C’est là qu’elles partagent de longs moments d’attente, d’angoisse, de souffrance, de peurs, de doute, de colère et autres émotions que chacun de nous connait. Il ne serait pas concevable d’obliger ces mêmes familles à suivre des règles en contradiction avec leur conception d’aide et de soutien à l’un des leurs quand il est très gravement malade, et encore plus, quand il s’agit d’un enfant ou d’un adolescent.


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Chacun est dépositaire d’une culture qu’il faut savoir accueillir

 

Les membres de l’équipe de la cardiopédiatrie de l’hôpital Robert Debré, ont soulevé un point intéressant dans leur intervention, expliquant que l’accompagnement d’un enfant au sein du service se fait au feeling de chaque soignant. Cela pourrait surprendre certains, très attachés aux lignes-guides de comportement dans les couloirs des services. Pourtant, la pratique démontre que dans des situations très douloureuses et difficiles à vivre comme celles dont nous sommes en train de parler, il est extrêmement important de savoir s’adapter aux besoins et à la réalité de chaque situation, car chaque cas est unique. C’est pourquoi, dans l’équipe, chacun offre, en fonction de ses convictions personnelles et des souhaits de la famille, une prise en charge individualisée. De façon un peu humoristique, le Docteur Constance Beyler rappelle : « il ne s’agit  pas de prêt-à-porter mais du sur-mesure ! »

Ces situations sont naturellement très difficiles à vivre pour tous et font l’objet de débat, ce qui permet à l’équipe de revoir constamment  l’accompagnement et le soutien qu’elles apportent. Il existe donc des temps de parole, d’écoute, de soutien et d’encouragements, absolument indispensables pour les membres de l’équipe, afin de continuer à bien fonctionner tous ensemble. « C’est toujours dur » reconnaissent-ils tous « mais cela l’est surtout, et avant tout, pour les familles ! »

 

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Sauver la vie quand on peut, prendre soin toujours…                              (Fondation Malagutti. Mantoue. Italie. ” Diritti a Colori 2014 “)

 

Cette grande attention, privilégiant les désirs et les besoins des jeunes malades et de leurs proches, démontre le profond respect que ces soignants ont envers ces familles, qu’elles soient locales ou d’origine culturelle différente. On est bien loin de la vision de « la famille qui dérange », de la famille considérée souvent dans certains services comme « obstacle » et « hostile ».

Cette noble attitude est-elle de mise seulement en pédiatrie ? Où peut-on espérer qu’elle puisse devenir le comportement idéal que nous souhaitons tous, dans tous les services sans exception, là où une personne souffre, que ce soit un enfant, un adulte ou une personne âgée.

 

Amanda Castello

Belgio, la banalizzazione come risposta frettolosa ad una vera domanda

domenica, febbraio 16th, 2014
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Non ancora!

 

Una legge che rischia di aprire la porta ad ogni abuso e di giustificare legalmente eventuali omicidi. Una parola troppo forte? Eutanasia significa “dare la morte”. Non esiste eutanasia passiva. O è eutanasia o non lo è.

Legalizzare, come fa il Belgio, l’eutanasia dei bambini affetti da malattie inguaribili, a qualsiasi età, anche con condizioni rigorosamente definite (inguaribilità del paziente, accordo dell’interessato, consenso dei genitori, consulenza dello psicologo, ecc.) indica riconoscere il diritto di uccidere un bambino.

 

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Il bambino si aspetta dai curanti aiuto, protezione, amore


L’accesso alle cure palliative
è un “Diritto Umano”,
per tutti, adulti e bambini

Recentemente, l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, in uno studio globale pubblicato insieme all’Alleanza mondiale per le cure palliative (WPCA), a Londra, ha affermato che su 10 persone che necessitano di cure palliative, solo 1 le riceve effettivamente. Per l’OMS, l’accesso alle cure palliative è un “Diritto Umano”. Osserva però che nel mondo ogni anno, 20 milioni di pazienti in fase terminale, hanno bisogno di cure palliative. Tra essi il 6% sono bambini. L’OMS non ha mai affermato  che questi 20 milioni di persone, adulti e bambini, necessitassero di essere uccisi, ma curati!

Argomenti assurdi per giustificare
l’eutanasia di bambini

Guardiamo insieme le giustificazioni di chi difende la legge per l’eutanasia ai bambini. I bambini devono avere capacità di discernimento ed essere lucidi al momento della decisione. Devono anche essere in una situazione medica disperata capace di provocare la morte a breve termine. E’obbligatorio essere seguiti da medici e psichiatri e obbligatorio è anche l’accordo dei genitori. Argomenti totalmente assurdi.

Come può un bambino esercitare una propria “capacità di discernimento” ed avere “lucidità al momento della decisione”? Ho sentito una avvocatessa belga in un’intervista alla TV francese BFMTV affermare la maturità superiore dei bambini in relazione all’adulto in tale situazione. Davanti a questo tipo di affermazioni, è lecito porsi delle domande sull’irresponsabilità di certe persone.

Nella mia attività professionale e di volontariato, ho conosciuto alcuni bambini vicini alla morte. Dimostrano di avere un rapporto più equilibrato e naturale con la fine della vita. La canadese, Lise Thouin, nel suo libro “Palla di sogno” ne testimonia lungamente. I bambini sanno ed accettano, capiscono e comunicano con un’Altra Dimensione che permette loro di entrare nell’accettazione. Spesso sono loro stessi ad aiutare i propri cari a lasciarli andare, ma questo non ha niente a che vedere con una pseudo “capacità di discernimento” che servirebbe solo ad “alleggerire” la coscienza delle autorità amministrative da ogni scupolo.

Quando il senatore Philippe Mahou, promotore convinto, come lo era già nel 2002 per la legge sull’eutanasia destinata agli adulti, afferma che questa legge rispetta il bene dei bambini “(…), di questi giovani pazienti per i quali non c’è più niente da fare” dimostra che non possiede alcuna conoscenza di quello che sono le cure palliative da mettere in atto quando non esiste più possibilità di guarire. Prendersi cura sempre, quello è il moto dell’approccio palliativista. È la differenza tra il to cure e il to care. Il caring oggi illustra tutte le misure messe in atto per prendersi cura della persona, qualsiasi sia la sua età, nella sua dimensione fisica, emozionale, intellettuale, relazionale, spirituale.

 

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Non voglio!


Le cure palliative si prendono cura sempre
con competenza, professionalità,
rispetto e amore

Questa non è la sede per analizzare tutte le tecniche e gli strumenti di cui dispongono oggi la terapia del dolore, parte fondamentale della medicina palliativa, e i vari specialisti che compongono un’équipe di cure palliative. Non voglio neanche entrare nella questione dell’appartenenza della vita, e ancora meno in una valutazione delle scelte individuali filosofiche o religiose che riguardano ogni persona. Ricordiamo solo che leggi come quella appena approvata in Belgio, sono inutili e pericolose per tutti.

Chiediamoci qual è la competenza dei senatori e deputati che hanno votato questa legge? Cosa sanno di cure palliative?
Sono mai stati in un hospice dove sono curati malati in fase terminale? Cosa sanno del dolore ? Cosa conoscono della sofferenza psicologica del malato, dei suoi cari, dei curanti? Hanno mai riflettuto sulla loro morte? Che rapporto hanno con il morire? Con il dopo-morte? Sono a conoscenza dei bisogni reali del personale curante, dell’inadeguatezza delle strutture? Sono consapevoli delle difficoltà quotidiane dovute alla mancanza di personale qualificato e di volontari di accompagnamento correttamente preparati?

 

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Risultati delle votazioni alla legge per l'eutanasia ai minori


La banalizzazione come risposta frettolosa ad una vera domanda

E’ più facile banalizzare i problemi eliminandoli sotto la vergognosa coperta di una legge, che affrontare i veri quesiti. Le statistiche dicono che quando le cure palliative e l’accompagnamento alla fine della vita sono correttamente applicati, la domanda di morte diminuisce.

° Perché i senatori e deputati non si impegnano piuttosto a mettere tutto in opera:
° per garantire una dignitosa qualità di vita fino alla fine,
° per la creazione di hospice,
° per garantire servizi di cure palliative domiciliari,
° per offrire crediti, garanzia e protezione del posto di lavoro ai membri di una famiglia che scelgono di accudire un loro caro, adulto o bambino, a casa?
° Perché non investire nella formazione del personale curante e dei volontari di accompagnamento?
° Perché non finanziare delle campagne informative per diffondere nella popolazione una cultura solidale e per far capire cosa sono le cure palliative? Queste domande sono da porre a tutti gli Stati.

La popolazione belga non si rende ancora molto conto di quello che sta succedendo. Molti universitari, giuristi e professionisti della sanità o anche semplici cittadini cominciano a protestare e a denunciare questi eccessi.

Un sito Internet è stato attivato in Belgio e sta raccogliendo storie, denunce, testimonianze. Molti operatori sanitari, operatori sociali, legali e semplici cittadini lo stanno già utilizzando. Si chiama Eutanasia stop!

Non si tratta di lanciare dei sondaggi senza senso, con delle domande tipo quiz, per sapere se una società è “pro o contro l’eutanasia”. Si tratta di riflettere, di informare, di confrontarsi con umiltà intellettuale e tanto amore, atteggiamento che mi sembra assente in chi ha votato questa legge in Belgio. Le voci si alzano, e non solo in Belgio. Non finisce qui…


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Una volta promulgata, risulta difficile una interpretazione rigorosa delle condizioni legali

 

Un vento di rivolta contro l’eutanasia arriva dalla Francia

domenica, gennaio 5th, 2014

Il periodo delle feste si sta esaurendo ma la questione dell’eutanasia, rilanciata dalla legislazione recentemente approvata in Belgio, rimane d’attualità qui come altrove.

 

SI alle Cure Palliative - NO all'accanimento terapeutico - NO all'eutanasia

 

L‘Ordine degli Infermieri Professionali francesi sulle barricate!

Alla vigilia di Natale, l’Ordine degli infermieri professionali francesi ha reso pubblico un documento nel quale si oppone ad ogni tipo di legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito.

Il documento recita: “esiste una totale incompatibilità tra l’assistenza al morire, il suicidio assistito e ancora di più l’eutanasia e il ruolo dell’infermiere e le sue regole professionali”. In Belgio non è cosa rarissima che l’eutanasia sia anche praticata da infermieri, ricorda il Comitato Etico nel suo “Avviso sulla Questione della Fine Vita”. Questo è assolutamente inaccettabile per l’Ordine degli infermieri francesi.

L’Ordine non si oppone alla sedazione terminale se essa è inquadrata in condizioni strettamente e rigorosamente definite. Le regole precise a cui si attendono gli infermieri sono le seguenti:

· che la sedazione terminale sia richiesta dal paziente;

· che sia deciso in un modo collegiale;

· che la pratica non sia destinata a dare la morte ma solo a sollevare il malato per una situazione di dolore e sofferenza insostenibile e incontrollabile con i mezzi attuali a disposizione;

· che gli infermieri possano prevalersi della clausola di coscienza.

In questo senso, l’Ordine degli infermieri francesi richiede anche una maggiore collegialità nelle decisioni di fine vita e propone la partecipazione obbligatoria degli infermieri alla discussione perché considerano, ed è così, che sono quelli che conoscono di più i pazienti, ricevono le loro confidenze, la loro accettazione o rifiuto del trattamento e percepiscono anche l’efficacia della presa in carica del dolore.

L’Ordine degli infermieri considera infine indispensabile una migliore presa in considerazione delle Direttive anticipate in funzione del contesto particolare nel quale si trova il malato, contesto spesso molto diverso dal momento in cui ha scritto le sue direttive al momento in cui si trova quando arriva alla fine del suo percorso vitale.

Philippe Douste-Blazy

Philippe Douste-Blazy

Molte personalità si uniscono
per mettere in guardia contro il pericolo di abusi

 

L’Ordine degli infermieri non è l’unico ad opporsi all’eutanasia. Il dottor Douste-Blazy, consigliere del Segretario Generale delle Nazioni Unite, a lungo responsabile delle cure intensive di cardiologia, si è pronunciato contro un’eventuale legislazione sull’eutanasia. Richiama l’attenzione sul fatto che “legiferare è ispirato dai gruppi di lobby ideologico” e che è ora di smetterla di “legiferare sulla coscienza e la fiducia”. Ricorda che “il medico non è fatto per dare la morte”.

Il 25 dicembre, Monsignore Barbarin, intervistato dalla radio Europe n°1, ricorda con forza che “né la Repubblica,  né lo Stato,  né il corpo medicale sono proprietari della vita umana” e che “non si ha alcun  diritto sulla vita e la morte di una persona”.

eveque Barbarin

Monseigneur Barbarin

Il prelato insiste anche sul fatto che ogni vita umana è degna di rispetto e ricorda che la Legge Leonetti, in Francia, è stata adottata all’unanimità dal Parlamento francese, sette anni fa. Si pone allora la domanda: “Si tratta di una legge sull’eutanasia o dell’eutanasia della legge?

Il dibattito è molto acceso ed è giusto che sia così. La questione è troppo importante per essere sbrigata con qualche pronunciamento politico senza fondamenti etici o scientifici o con lo stile superficiale e propagandista che si usa in una campagna elettorale.

 

Il 26 dicembre, Luc Ferry, già ministro della Pubblica Istruzione francese, pubblica un articolo nel giornale Le Figaro col titolo più che evocatore “Contro il suicidio assistito”.

L’idea di morire nella dignità, promossa da coloro che desiderano legalizzare il suicidio assistito o l’eutanasia, è un principio che rifiuta perché significherebbe che “la vecchiaia o la malattia potrebbero essere considerate come responsabili della scomparsa o svanimento della dignità umana“. Difende “il diritto alla dipendenza e alla fragilità”, un “messaggio di amore” piuttosto che quell’“orrendo messaggio secondo il quale sarebbe corretto fare piazza pulita per smettere di disturbare il mondo dei vivi e dei giovani”.


Luc Ferry già ministro Pubblica Istruzione

Un libro di Luc Ferry (e-book o versionecartacea)

Ricorda che la nozione di assistenza implica una dipendenza verso l’altro, una “chiamata d’aiuto che non si può occultare”. Per lui la domanda di morire è “il contrario di una libertà assoluta, caso contrario uno si suiciderebbe senza aver bisogno di assistenza e una risposta positiva a quella richiesta sarebbe a dimostrare la più totale indifferenza alla persona”.

Senatore francese Leonetti

Il diputato Leonetti risponsabile della Legge Leonetti

L’ex-ministro richiama l’attenzione sul pericolo che una nuova legislazione porterebbe con sé, autorizzando la cosiddetta “libertà assoluta”, in particolare per quanto riguarda il fragile limite prevedendo la morte nei casi detti disperati, limite già oltrepassato in Svizzera ad esempio.

Infine richiama a meglio conoscere la Legge Leonetti, una legge pensata bene che risponde secondo lui a tutti casi più difficili.

 


Chi a detto che bisogna scegliere un campo?
Se c’è un campo da promuovere
è quello della difesa e dello sviluppo
delle Cure Palliative e dell’Accompagnamento!


Sappiamo perfettamente che la questione è molto delicata. Non è possibile rispondere con delle domande a Quiz su un problema che riguarda la vita e la morte. Sono coinvolti il senso etico, il dovere di aiuto, di assistenza, la morale, i codici professionali dei medici e degli infermieri, le regole comportamentali di tutti quelli che lavorano intorno alla persona morente.

Nascondersi dietro delle frasi facili e di convenienze non risolve nulla. Nascondersi dietro dei testi di legge neanche. Lasciare che le leggi siano elaborate e promulgate da persone che non appartengono al campo della cura e dell’assistenza al malato grave in fase terminale, che non conoscono i delicati equilibri alla fine della vita, che trattano la realtà del dolore e della sofferenza a colpi di bilanci e statistiche, trascina la società in un’avventura pericolosa.

Si sa dove si comincia ma non si sa dove si arriva. E’ illusorio pensare che l’eutanasia non è attualmente praticata. Lo è, clandestinamente, nella vergogna, spesso come un atto di impotenza, di solitudine individuale, di vigliaccheria o di superbia da persone che non vogliono assumersi la responsabilità di un vero accompagnamento. Un accompagnamento corretto e degno, che solleva dal dolore, prende in considerazione la sofferenza psicologica, emozionale, relazionale, spirituale della persona inguaribile, quel tipo di assistenza che le cure palliative sono in grado di offrire alla persona morente e ai suoi familiari.

Le cure palliative non sono la panacea, non fanno né promettono miracoli e riconoscono il loro limite. Applicate correttamente, nelle strutture pubbliche o private, e/o in assistenza domiciliare in cure palliative, grazie ad un personale curante formato, con l’aiuto e collaborazione dei volontari di accompagnamento correttamente preparati, sono la prima soluzione per fare diminuire le domande di morte e garantire una dipartita più serena possibile. Evireremmo forse così di scivolare nel pericoloso vortice di morte che il Belgio e la Svizera ci propongono come esempio.

(Fonti: La Croix (Pierre Bienvault) 23/12/2013 – Le Figaro.fr 23/12/2013  e 26/12/2013 – Radio Europe 1 25/12/2013)

 

Unità di Cure Palliative Parigi- foto di Pierre Michaud

La dimensione delle Cure Palliative: Prendersi cura della Persona- Unità di Cure Palliative Parigi- foto di Pierre Michaud

 


Come si può proporre l’Eutanasia per dei minori?

sabato, dicembre 14th, 2013

Il 12 dicembre, il Senato del Belgio ha adottato, con una larga maggioranza, la proposta di legge che mira a estendere l’eutanasia ai minori.


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Non voglio morire!

50 voti contro 17! L’ultima tappa dell’iter sarà affidato alla Camera dei Rappresentanti. Le elezioni legislative si svolgeranno in maggio 2014.
Se questo progetto di legge passerà, il Belgio sarà allora il secondo paese ad autorizzare l’eutanasia per i minori dopo i Paesi Bassi. Questo rappresenta una grande preoccupazione per tutti.

Non possiamo non interrogarci su una tale decisione. Molte domande sorgono, domande che disturbano e che non possono lasciare indifferenti.


Cosa sta succedendo negli ospedali del Belgio?


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tanti sono i rischi....

 

Quello che sorprende è di constatare che nel Belgio, secondo una Commissione incaricata di controllare la pratica dell’Eutanasia nel paese, sono stati registrati, soltanto nell’anno 2012, 1432 casi dichiarati ufficialmente di eutanasia. Un aspetto interessante è che su questo totale, l’81% proveniva della comunità fiamminga e il 19% della comunità francofona cioè dalla Walonia.

La legalizzazione dell’eutanasia in Belgio risale all’anno 2012 e si applica “alle persone affette da una malattia inguaribile e da una sofferenza impossibile da calmare, a condizione che abbiano più di 18 anni e che dispongano di tutte le loro facoltà mentali.” Però la situazione è molto cambiata in quest’ultimo anno. La finalità era “passare il limite a 15 anni per il minore capace di intendere e di volere“ oppure cancellando completamente “ogni limite di età per permettere l’accesso all’eutanasia a minori considerati capaci di ragionare”.


Non si rischia di eliminare tutti quelli che sono
“un peso” per la Società?


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Chi decide se devo vivere o morire?

 

 

I senatori del Belgio avevano anche intenzione di allargare il dibattito portandolo anche sulla “possibilità di estendere la legge alle persone affette da malattie mentali degenerative” come la malattia di Alzheimer oppure anche “sul miglioramento della formazione dei medici e sulle procedure di dichiarazione anticipata”.
La situazione si è aggravata recentemente perché il legislatore potrebbe arrivare al punto di obbligare i medici obiettori a indicare ai loro pazienti che richiedono l’eutanasia il nome di un altro medico collega favorevole a questa pratica.

 

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Chi vede? Chi decide? Chi sa? Chi vuole?

 

Gli abusi con l’eutanasia sono già in atto…
Eutanasie clandestine sono  una realtà


La situazione è realmente molto preoccupante perché apre la porta ad ogni abuso. Questi abusi sono già in atto. Ci sono diverse violazioni che sono state denunciate in Belgio: una parte è dovuta alle derive di interpretazione legate a disposizioni legali non abbastanza chiare. Esiste una Commissione Federale di Controllo di Valutazione dell’Eutanasia che sembra essere molto confusa. In effetti, poco a poco viene eliminato tra le motivazioni dell’eutanasia il criterio di “una malattia grave e non guaribile” e invece riconosciuto il peso dell’”età avanzata” e della “stanchezza di vivere” come richiesta o imposizione dell’eutanasia.

La denuncia proviene dal dott. Dopchie, oncologo e medico responsabile del Servizio di Cure Palliative del Centro Ospedaliero della Walonia della Picardia, nella città di Tournais. Parla di eutanasia clandestina, fatta di “sovradosaggi abusivi di prodotti utilizzati per calmare il dolore” ma che “provocano la morte dei pazienti a insaputa loro e dei propri cari”.

Tra i casi gravi e preoccupanti di scivolamento, ricordiamo che recentemente due gemelli di 45 anni, nati sordi, hanno ricevuto su loro richiesta l’eutanasia, nel 2012, perché era stato diagnosticato loro un glaucoma che rischiava di condurli alla cecità nel futuro. Questo è un esempio tragico di applicazione di eutanasia per una valutazione su un’anticipazione di una sofferenza che potrebbe presentarsi nel futuro. Lo menziona il dott. Etienne Montero, decano della Facoltà di Diritto della città di Namur, autore dell’opera “Appuntamento con la morte. 11 anni d’eutanasia legale in Belgio” “Rendez-vous avec la mort. Onze ans d’euthanasie légale en Belgique”.

 

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un libro da leggere


Il Belgio ha paura!


La popolazione belga non si rende ancora molto conto di quello che sta succedendo. Molti universitari, giuristi e professionisti della sanità o anche semplici cittadini cominciano a protestare e a denunciare questi eccessi. Un sito Internet è stato attivato in Belgio e sta raccogliendo storie, denuncie, testimonianze. Molti operatori sanitari, operatori sociali, legali e semplici cittadini lo stanno già utilizzando. Il suo nome: “euthanasieStop“.

È importante ricordare che non si tratta di portare un giudizio o di formulare un’accusa contro il Belgio ma di far crescere una riflessione che porti a far capire che l’informazione della popolazione, e questo in qualsiasi paese, deve essere capillare e molto precisa. Non si può legiferare in modo grossolano. L’eutanasia per i minori in Belgio, se diventasse legge e trovasse medici disposti ad eseguirla, aprirebbe una porta ancora più ampia a tutti gli eccessi.

Pensiamoci bene. Quello che succede in Belgio può succedere in qualsiasi paese. Non possiamo liberarci della questione con domande a quiz come “Siete pro o contro l’eutanasia?”.


 

 

Segue….

Fonti:

  • Synthèses de presse Gènéthique du 14/01/2013, 22/01/2013 e 26/11/2013).
  • Famille Chrétienne (Antoine Pasquier) 22/11/2013
  • Liberation/AFP 12/12/2013