Archive for the ‘congressi internazionali’ Category

Cosa sono le NDE – Near Death Experience?

venerdì, maggio 5th, 2017

Ne parliamo il 10 Giugno in un Congresso insieme a medici, ricercatori, giornalisti e altri esperti per far chiarezza sul tema e capire quale contributo la ricerca su queste espereinze possa offire all’approccio umanistico e scientifico alla fine della vita.

 

Logo Convegno Espereinze di Pre Morte
Evento organizzato da SPAZIO TESLA
& Associazione Paulo Parra per la Ricerca sulla Terminalità – A.R.T. onlus
Loghi NDE

Il Programma

8.30 – 9.00 Registrazione dei partecipanti

9.00 – 9.15 Saluto degli organizzatori
Spazio Tesla e Associazione Paulo Parra per la Ricerca sulla Terminalità – A.R.T. onlus

 

9.15 – 11.30 “La coscienza intuitiva extraneuronale, una nuova prospettiva sul fenomeno NDE” Jean Jacques Charbonier, medico rianimatore anestesista Ospedale di Toulouse, Francia

 

11.30 – 11.45 pausa

 

11.45– 12.15 “NDE come osservatorio privilegiato sulla fenomenologia della coscienza” Dr. Davide Vaccarin medico chirurgo, master in terapia del dolore e cure palliative

 

12.15- 12.45 Introduzione del documentario sulle NDE
Lara Peviani, video maker

 

12.45 – 14.15

Pausa pranzo a buffett
PRENOTARE AL N. 0523851001 – 3482903126

 

14.15 – 15.15 Intervento del dr. Jean Jacques Charbonier – Seconda Parte

 

15.15 – 15.45 “Trasfigurare la Realtà Visibile”
Dr. Maurizio Baiata, giornalista e scrittore

 

15.45 – 16.15 “Comunicazione possibile con la dimensione invisibile della coscienza
Ing. Pietro Abbondanza, fondatore della Casa Editrice Stazione Celeste
Paola Borgini, autrice

 

16.15 – 16.45 “La coscienza extracorporea” Dr.ssa Manuela Pompas, giornalista e scrittrice

 

16.45 – 17.00 Pausa

 

17.00 – 19.00 Tavola Rotonda

Moderatrice: dr.ssa Laura Groppi

Intervengono: Dr. Fabrizio Franchi, Direttore U.O. Geriatria e Lungodegenza Ospedale G. da Saliceto, Dr.ssa Chiara Sicari, medico di base, Dr. Jean Jacques Charbonier, Dr. Davide Vaccarin, Dr. Maurizio Baiata e ing. Pietro Abbondanza, Paola Borgini, Manuela Pompas.

 

Traduzione degli interventi a cura delle dr.sse Annie Babu e Amanda Castello

 

 

Perchè un convegno sulle Esperienze di Pre Morte?

Il convegno “La Coscienza Intuitiva Extraneurale” è il terzo evento scientifico sul tema delle NDE Near Death Experience organizzato a Piacenza da Spazio Tesla. Per l’edizione 2017 l’Associazione A.R.T. onlus, che ha partecipato attivamente alle precedenti edizioni, collabora all’organizzazione del’importante congresso internazionale.

Seppur ancora poco approfondito nel nostro paese, l’argomento delle NDE – Near Death Experience, a livello mondiale è ormai ritenuto fondamentale in un approccio umanistico e scientifico alla fine della vita. Diversi medici ed esperti di vari paesi hanno condotto ricerche in questo campo, studiando le particolari esperienze delle persone che hanno vissuto un arresto cardiaco (Esperienze di Morte Provvisoria ) o un coma profondo (Esperienze di Morte Imminente o EMI) ritornando poi in vita. I dati raccolti a livello europeo e mondiale rappresentato una preziosa risorsa dalla quale la comunità medico scientifica italiana può attingere per sviluppare importanti ipotesi e riflessioni.

Il convegno vanta la partecipazione di medici e ricercatori di fama internazionale.

In particolare,  il dr. Jean-Jacques Charbonier, medico anestesista rianimatore che opera a Toulouse, in Francia, è considerato il maggior esperto francese ad occuparsi delle particolari esperienze delle persone che hanno vissuto un arresto cardiaco (Esperienze di Morte Provvisoria o EMP) o un coma profondo (Esperienze di Morte Imminente o EMI) ritornando poi alla vita. Il Dott. Charbonier ha diretto diverse tesi di dottorato in medicina su questo tema che validano la sua ipotesi  all’avanguardia, cioè l’esistenza di una “Coscienza Intuitiva Extraneuronale” o CIE: una forma di coscienza dislocata non prodotta dal cervello. Conferenziere internazionale ha all’attivo molti libri tradotti in diverse lingue.

Gli altri relatori e le relatrici pongono l’attenzione su ricerche, risultati ed esperienze realizzate a livello italiano.

Nel seminario si sviluppa l’ipotesi di un percorso mirato alla costruzione di un osservatorio permanente per lo studio e la verifica della specifica fenomenologia con l’obiettivo più ampio di sviluppare una nuova visione della coscienza, dell’approccio alla morte e, di conseguenza, alla vita e alla patologia.

 Chi sono i relatori

Convegno esperienze di pre morte

 

Come partecipare?

L’evento è gratuito.
E’ possibile partecipare fino ad esaurimento dei posti.
Puoi riservare il tuo posto al Congresso pre-iscrivendoti
tramite il sito Evetbrite a questa pagina
Oppure scrivendoci: artlabagnata@gmail.com – info@spaziotesla.it
E’ richiesta una donazione ad offerta libera come contributo alle spese organizzative
Puoi vedere la splendida location dell’evento, Il Castello di Zena a Carpaneto Piacentino, a questa pagina.

Continueremo nelle prossime settimane l’approfondimento sul tema.

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Il primo festival al mondo dedicato ai diritti dei bambini

lunedì, luglio 13th, 2015

 

 

 

Pubblichiamo l’articolo scritto dalla nostra fondatrice, la dr.ssa Amanda Castello, relativo al primo Festival Internazionale interamente dedicato ai diritti dei bambini organizzato dalla Fondazione Malagutti a Mantova.

L’A.R.T. ha incontrato la Fondazione Malagutti e il suo Presidente,  dr. Giovanni Malagutti,  grazie alla dr.ssa Amanda Castello che ha tenuto un corso di formazione destinato a tutti gli educatori impegnati per la Fondazione all’interno della Comunità per minori “Il Giardino Fiorito” e della Casa Alloggio per persone affette dal virus HIV prive di riferimenti familiari e sociali ed è stata relatrice in diversi convegni, come all’interno dello stesso Festival.

Alla luce dei molti valori condivisi e di attività con numerosi punti d’incontro, l’A.R.T. e la Fondazione Malagutti hanno dato vita ad uno scambio di esperienze e ad una collaborazione preziosa.

Il riconoscimento del grande valore culturale e di sensibilizzazione sui temi legati alla difesa dei diritti dei più giovani, è all’origine del desiderio di sostenere attivamente l‘International Children’s Rights Festival.

L’International Children’s Rights Festival ha appena chiuso i battenti a Mantova, splendida città d’arte, classificata dall’Unesco al patrimonio dell’umanità.

Il 26, 27 e 28 giugno sono state tre giornate molto intense destinate alla Convenzione Internazionale sui Diritti del Bambino. La finalità? Offrire a bambini, giovani, insegnanti, professionisti, educatori, e genitori un’occasione di divertimento, di riflessione, di studio, di spettacoli e infine di scambi culturali.

Il festival è stato voluto e organizzato con grande maestria dalla Fondazione Malagutti, onlus. La Fondazione ha come missione quella di accogliere bambini e ragazzi in difficoltà, vittime di abbandono, maltrattamenti, abusi sessuali, violenza oltre a bambini affetti da patologie psichiatriche. La fondazione riveste per loro il ruolo di famiglia e li aiuta a crescere nelle migliori condizioni possibili.

 

Diritti dei Bambini: a che punto siamo?

Molti parlano dei diritti del bambino, altrettanti ne scrivono proclamando il rispetto dovuto ai diritti dell’infanzia, ma cosa avviene nei fatti? Che posto hanno questi diritti nelle politiche dei governi? Cosa succede a livello legislativo nei diversi paesi del mondo? E quanto viene realmente applicato nella società? Nella pratica quotidiana ? A scuola? Nelle famiglie?

L’obbiettivo di queste tre giornate è stato generare una presa di coscienza da parte degli adulti, delle amministrazioni, degli insegnanti, di tutti gli osservatori nazionali e stranieri sulle cause che sono oggi all’origine delle disparità sociali, delle politiche di sfruttamento, della distruzione dell’ambiente e dei freni allo sviluppo di cui i bambini sono le prime vittime.

Tre temi fondamentali sono stati presi in esame: la prima giornata ha affrontato i problemi della migrazione, la seconda si è interessata della nutrizione e la terza ha provato a riflettere sul ruolo del gioco e della creatività nello sviluppo dei fanciulli.

Il Festival Internazionale sui Diritti del Bambino ha sottolineato l’importanza delle campagne da portare avanti per lottare contro la fame, a favore dello sviluppo, per la salute e il diritto all’istruzione e alla cultura.

Specialisti, volontari e persone semplicemente interessate alle tematiche proposte hanno gironzolato per le strade e invaso le piazze di Mantova. Ogni esperto invitato ha contribuito al successo di quest’incontro mondiale proponendo la propria esperienza, sapere, immaginazione e l’amore per i bambini che sono la garanzia per un mondo di pace, di uguaglianza, di giustizia e di fratellanza per domani.

Larghi spazi sono stati offerti ai bambini affinché potessero giocare, esprimere i loro bisogni e sviluppare la loro creatività. Sparpagliati in tutta la città e a loro disposizione workshop, luoghi di gioco, laboratori didattici, burattini, personaggi delle favole e della letteratura infantile che hanno incantato grandi e piccoli. Infine la musica! Musica classica, musica d’autore, popolare, orchestra di camera, coro.

Se il festival era al suo esordio come International Children’s Rights Festival, il Concorso Internazionale di Disegni Diritti a colori era invece alla sua 13ª edizione. 52 paesi hanno partecipato quest’anno. I bambini del mondo, suddivisi per categorie di età, dai 3 ai 16 anni, hanno espresso sulle tematiche della Convenzione Internazionale dei Diritti del Bambino i loro problemi e speranze. Molto commoventi alcuni disegni che hanno illustrato, ad esempio, la lotta contro l’Ebola in Guinea. I bambini testimoniano: hanno vissuto e vivono la malattia, la sofferenza dei loro cari, narrano tramite matite colorate e commenti i sintomi di questa terribile epidemia e restituiscono nello stesso tempo i consigli che hanno ricevuto per evitare il contagio.

Altra significativa finalità di questo festival: mettere l’accento su alcune situazioni e storie completamente disconosciute dal grande pubblico. Quelle di cui conosciamo soltanto la cronologia dei fatti senza essere realmente consapevoli della dimensione del dramma che alcuni paesi e comunità subiscono: i bambini e la guerra, i bambini e il lavoro abusivo, i bambini e la violenza, i bambini e la malattia, i bambini e la migrazione…

Tramite le testimonianze che hanno profondamente toccato il pubblico, voglio citare quello di Marthe Dèdè Koïvogui, presidente dell’ Associazione OMEGA delle donne e dei bambini della Guinea e dell’Africa. Il primo intervento di Marthe Dèdè Koïvogui è stato focalizzato su Ebola. Tutti hanno sentito parlare di quella terribile malattia. Giornali, radio e televisioni ne hanno dato notizia per mesi, ma nessuno aveva realmente misurato l’estensione e la profondità di questo dramma planetario prima dell’arrivo di Marthe Dèdè Koïvogui. Non sono soltanto i numeri che fanno paura. Quello che ha sconvolto la coscienza sono le storie del quotidiano, quelle delle famiglie, degli orfani, della paura del contagio, dell’ignoranza, dei bisogni delle comunità. Con l’aiuto di una presentazione e di fotografie della vita quotidiana, Marthe Dèdè Koïvogui ha disegnato un quadro preciso e umano di quello che è successo e di quello che succede ancora oggi, sottolineando i bisogni attuali delle popolazioni coinvolte.

Marthe Dèdè Koïvogui

Marthe Dèdè Koïvogui durante la conferenza

Poi, ha presentato l’opera “Angèle”. Forti emozioni hanno travolto il pubblico e la stessa Marthe Dèdè Koïvogui quando ha raccontato la storia di questa bambina, Angèle, e della sua scomparsa 15 giorni soltanto dopo la sua nascita.

Ognuno ha desiderato essere fotografato vicino all’opera realizzata dall’artista Agnes Pizzichetti per esprimere così la propria solidarietà con le bambine della Guinea e dell’Africa. La rappresentante dell’UNICEF di Mantova ha proposto di utilizzare il quadro per farne la carta di auguri della sua Associazione. In effetti, ogni anno, in occasione del Natale, l’UNICEF crea una cartolina per sensibilizzare l’opinione pubblica su una tematica connessa ai bambini in difficoltà. Sarà probabilmente l’occasione per lanciare la campagna “Angèle” dell’Associazione OMEGA e raccogliere aiuti per la creazione di una struttura capace di ridare il sorriso ai bambini malati ospedalizzati a Conakry.

La seconda relazione di Marthe Dèdè Koïvogui si è concentrata sull’infibulazione. Ancora una volta, se tutti hanno sentito parlare delle mutilazioni genitali femminili, quanti si rendono realmente conto di quello che significa la violenza inflitta sulle donne a livello fisico, psicologico e mentale, qualsiasi sia la loro età, quando viene esercitata questa brutalità? Marthe Dèdè Koïvogui ha cominciato il suo intervento raccontando una storia vera, vissuta da un gruppo di ragazzine di età compresa tra i sei e gli otto anni, in Guinea, molti anni orsono.

Una storia terrificante, che ha dato brividi e suscitato commozione nel pubblico. Quando poi si è compreso che la storia era autobiografica e che la bambina, triste protagonista di questo orrore, era la proprio la relatrice, l’emozione è salita all’apice.

Un intenso dibattito con molte domande e proposte di intervento per far cessare tali pratiche abominevoli ha seguito la relazione di Marthe Dèdè Koïvogui.

Marthe Dèdè Koïvogui e Amanda Castello

Marthe Dèdè Koïvogui e Amanda Castello

Lavoro da molti anni su queste problematiche e avendo partecipato a diverse conferenze internazionali delle Nazioni Unite nel quadro del Decennio dedicato alla donna dall’ONU ho il ricordo, nel 1980, dei grandi dibattiti sulle mutilazioni genitali femminili alla Conferenza mondiale di Nairobi. Da allora molti passi sono stati fatti per metter fine a trattamenti degradanti contro la donna, ma rimane ancora molto da fare lì e in tanti altri settori! Marthe Dèdè Koïvogui ha spiegato l’approccio rispettoso e discreto delle volontarie dell’Associazione OMEGA quando si spostano nei villaggi per non urtare le mentalità ancora profondamente ancorate nella tradizione ancestrale. La finalità è di portare, poco a poco, le donne e le comunità verso una migliore comprensione dell’inutilità di queste pratiche ed incentivarle a sostituirle con rituali e cerimonie non crudeli.

E’ stato un piacere e un onore per me poter fare da interprete a Marthe Dèdè Koïvogui, realizzando la traduzione simultanea dei suoi interventi e delle risposte a tutte le domande che le sono state poste dal pubblico e dai giornalisti presenti.

Il presidente della Fondazione Malagutti, creatore del festival, dottor Giovanni Malagutti, psicologo e criminologo, è stato profondamente impressionato dalla personalità della Presidente di OMEGA. Marthe Dèdè Koïvogui ha offerto alla sua Fondazione la statua di un vecchio saggio africano spiegando che in Africa, dove la cultura orale è molto più importante della cultura scritta, si dice che quando muore un anziano è come se una biblioteca intera scomparisse nelle fiamme…

Giovanni Malagutti

Marthe Dèdè Koïvogui e Giovanni Malagutti

Ringraziandola il Presidente Giovanni Malagutti ha commentato: “Con questo festival vogliamo aprire un dibattito per rafforzare il nostro impegno e ricordarci di diffondere e di fare applicare gli articoli della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. È fondamentale per proteggere e migliorare la vita delle nuove generazione, dappertutto nel mondo. Ed è per questo che dobbiamo unirci, indipendentemente delle regioni del mondo da cui proveniamo.”

Marthe Dèdè Koïvogui ed io… non ci siamo più lasciate! Le ho così presentato il lavoro che ho fatto per denunciare la “Situazione minore straniero invisibile”, intervento presentato anche nel quadro dell’International Children’s Rights Festival. Scappando dalla miseria e dalla guerra (si stima a 1 miliardo i bambini del mondo vivono in paesi in guerra), questi minori sbarcano tutti giorni sulle coste italiane, a volte insieme alla famiglia, ma il più delle volte non accompagnati, con il rischio evidente di finire nelle maglie delle mafie, sulle strade senza ritorno della delinquenza e della prostituzione. In Italia, si stima tra 1500 e 1800 il numero di bambini e adolescenti costretti a prostituirsi sulle strade, ma non si conosce la cifra esatta dei ragazzi che si prostituiscono nelle case, sicuramente un numero superiore e  incontrollabile. Questa situazione ad alto rischio per i ragazzi, maschi e femmine, si verifica proprio nei paesi in cui cercavano rifugio…

La Presidente di OMEGA ha ugualmente assistito alla presentazione del mio libro A spasso con Padì lungo il cammino della vita”, un libro interattivo, illustrato, e a scopo educativo per i ragazzi dai 6 ai 15 anni che vogliono comprendere il ciclo della vita. La finalità è di aiutare ad affrontare le diverse prove dell’esistenza e naturalmente di diventare uno strumento per i genitori, insegnanti, formatori, animatori, professionisti della sanità, psicologi, volontari, giovani adulti desiderosi di aiutare un bambino o un adolescente ad affrontare la perdita, la separazione e la morte. Parlare con un bambino è molto più delicato che parlare con un adulto. Non è facile dare delle risposte oneste alle domane dei bambini, a volte molto dirette, ma condividere esperienze e emozioni rafforza i legami. Questo libro esiste in italiano in francese.

Dopo la conferenza, Marthe Dèdè Koïvogui commentava come sarebbe importante poterlo diffondere nelle scuole, nei centri educativi, negli ospedali…

Durante le giornate intense trascorse a Mantova, abbiamo elaborato numerosi progetti unendo le nostre competenze, le nostre relazioni, il nostro entusiasmo al servizio della causa dei bambini e delle donne. L’Associazione OMEGA, presieduta da Marthe Dèdè Koïvogui e l’Associazione A.R.T., Associazione Paulo Parra per la Ricerca sulla Terminalità, onlus, che ho creato dopo il decesso di mio marito, hanno deciso di lavorare in comune su alcuni progetti. Le sinergie sono fondamentali per la causa che difendiamo e speriamo che le autorità politiche, amministrative e culturali ci sosterranno nel nostro lavoro. Rappresentanti delle nostre due associazioni, della Fondazione Malagutti e del Festival, grandi artisti come il pianista compositore mantovano Maestro Stefano Gueresi, sono pronti a spostarsi per parlare al mondo dei diritti dei bambini.

Maestro Stefano Gueresi

Il Maestro Stefano Gueresi durante il concerto

Saremo sicuramente tutti presenti per il prossimo International Children’s rights festival. Come diceva Marthe Dèdè Koïvogui, “il mondo di oggi è un unico grande villaggio”. Siamo tutti coinvolti e implicati gli uni con gli altri, siamo tutti co-responsabili di quello che succede nel mondo, siamo tutti co-creatori della realtà. Come diceva Esopo in una delle sue favole “l’unione fa la forza”. Quello che vogliamo è una forza tranquilla, una forza amante, una forza di creazione.

Namaste.

Amanda Castello

Il primo festival al mondo dedicato ai diritti dei bambini

mercoledì, ottobre 15th, 2014

L’International Children’s Rights Festival ha appena chiuso i battenti a Mantova, splendida città d’arte, classificata dall’Unesco al patrimonio dell’umanità.

Il 26, 27 e 28 giugno sono state tre giornate molto intense destinate alla Convenzione Internazionale sui Diritti del Bambino. La finalità? Offrire a bambini, giovani, insegnanti, professionisti, educatori, e genitori un’occasione di divertimento, di riflessione, di studio, di spettacoli e infine di scambi culturali.

Il festival è stato voluto e organizzato con grande maestria dalla Fondazione Malagutti, onlus. La Fondazione ha come missione quella di accogliere bambini e ragazzi in difficoltà, vittime di abbandono, maltrattamenti, abusi sessuali, violenza oltre a bambini affetti da patologie psichiatriche. La fondazione riveste per loro il ruolo di famiglia e li aiuta a crescere nelle migliori condizioni possibili.

Molti parlano dei diritti del bambino, altrettanti ne scrivono proclamando il rispetto dovuto ai diritti dell’infanzia, ma cosa avviene nei fatti? Che posto hanno questi diritti nelle politiche dei governi? Cosa succede a livello legislativo nei diversi paesi del mondo? E quanto viene realmente applicato nella società? Nella pratica quotidiana ? A scuola? Nelle famiglie?

L’obbiettivo di queste tre giornate è stato generare una presa di coscienza da parte degli adulti, delle amministrazioni, degli insegnanti, di tutti gli osservatori nazionali e stranieri sulle cause che sono oggi all’origine delle disparità sociali, delle politiche di sfruttamento, della distruzione dell’ambiente e dei freni allo sviluppo di cui i bambini sono le prime vittime.

Tre temi fondamentali sono stati presi in esame: la prima giornata ha affrontato i problemi della migrazione, la seconda si è interessata della nutrizione e la terza ha provato a riflettere sul ruolo del gioco e della creatività nello sviluppo dei fanciulli.

Il Festival Internazionale sui Diritti del Bambino ha sottolineato l’importanza delle campagne da portare avanti per lottare contro la fame, a favore dello sviluppo, per la salute e il diritto all’istruzione e alla cultura.

Specialisti, volontari e persone semplicemente interessate alle tematiche proposte hanno gironzolato per le strade e invaso le piazze di Mantova. Ogni esperto invitato ha contribuito al successo di quest’incontro mondiale proponendo la propria esperienza, sapere, immaginazione e l’amore per i bambini che sono la garanzia per un mondo di pace, di uguaglianza, di giustizia e di fratellanza per domani.

Larghi spazi sono stati offerti ai bambini affinché potessero giocare, esprimere i loro bisogni e sviluppare la loro creatività. Sparpagliati in tutta la città e a loro disposizione workshop, luoghi di gioco, laboratori didattici, burattini, personaggi delle favole e della letteratura infantile che hanno incantato grandi e piccoli. Infine la musica! Musica classica, musica d’autore, popolare, orchestra di camera, coro.

Se il festival era al suo esordio come International Children’s Rights Festival, il Concorso Internazionale di Disegni “Diritti a colori” era invece alla sua 13ª edizione. 52 paesi hanno partecipato quest’anno. I bambini del mondo, suddivisi per categorie di età, dai 3 ai 16 anni, hanno espresso sulle tematiche della Convenzione Internazionale dei Diritti del Bambino i loro problemi e speranze. Molto commoventi alcuni disegni che hanno illustrato, ad esempio, la lotta contro l’Ebola in Guinea. I bambini testimoniano: hanno vissuto e vivono la malattia, la sofferenza dei loro cari, narrano tramite matite colorate e commenti i sintomi di questa terribile epidemia e restituiscono nello stesso tempo i consigli che hanno ricevuto per evitare il contagio.

Altra significativa finalità di questo festival: mettere l’accento su alcune situazioni e storie completamente disconosciute dal grande pubblico. Quelle di cui conosciamo soltanto la cronologia dei fatti senza essere realmente consapevoli della dimensione del dramma che alcuni paesi e comunità subiscono: i bambini e la guerra, i bambini e il lavoro abusivo, i bambini e la violenza, i bambini e la malattia, i bambini e la migrazione…

Tramite le testimonianze che hanno profondamente toccato il pubblico, voglio citare quello di Marthe Dèdè Koïvogui, presidente dell’ Associazione OMEGA delle donne e dei bambini della Guinea e dell’Africa. Il primo intervento di Marthe Dèdè Koïvogui è stato focalizzato su Ebola. Tutti hanno sentito parlare di quella terribile malattia. Giornali, radio e televisioni ne hanno dato notizia per mesi, ma nessuno aveva realmente misurato l’estensione e la profondità di questo dramma planetario prima dell’arrivo di Marthe Dèdè Koïvogui. Non sono soltanto i numeri che fanno paura. Quello che ha sconvolto la coscienza sono le storie del quotidiano, quelle delle famiglie, degli orfani, della paura del contagio, dell’ignoranza, dei bisogni delle comunità. Con l’aiuto di una presentazione e di fotografie della vita quotidiana, Marthe Dèdè Koïvogui ha disegnato un quadro preciso e umano di quello che è successo e di quello che succede ancora oggi, sottolineando i bisogni attuali delle popolazioni coinvolte.

Poi, ha presentato l’opera “Angèle”. Forti emozioni hanno travolto il pubblico e la stessa Marthe Dèdè Koïvogui quando ha raccontato la storia di questa bambina, Angèle, e della sua scomparsa 15 giorni soltanto dopo la sua nascita.

Ognuno ha desiderato essere fotografato vicino all’opera realizzata dall’artista Agnes Pizzichetti per esprimere così la propria solidarietà con le bambine della Guinea e dell’Africa. La rappresentante dell’UNICEF di Mantova ha proposto di utilizzare il quadro per farne la carta di auguri della sua Associazione. In effetti, ogni anno, in occasione del Natale, l’UNICEF crea una cartolina per sensibilizzare l’opinione pubblica su una tematica connessa ai bambini in difficoltà. Sarà probabilmente l’occasione per lanciare la campagna “Angèle” dell’Associazione OMEGA e raccogliere aiuti per la creazione di una struttura capace di ridare il sorriso ai bambini malati ospedalizzati a Conakry.

La seconda relazione di Marthe Dèdè Koïvogui si è concentrata sull’infibulazione. Ancora una volta, se tutti hanno sentito parlare delle mutilazioni genitali femminili, quanti si rendono realmente conto di quello che significa la violenza inflitta sulle donne a livello fisico, psicologico e mentale, qualsiasi sia la loro età, quando viene esercitata questa brutalità? Marthe Dèdè Koïvogui ha cominciato il suo intervento raccontando una storia vera, vissuta da un gruppo di ragazzine di età compresa tra i sei e gli otto anni, in Guinea, molti anni orsono.

Una storia terrificante, che ha dato brividi e suscitato commozione nel pubblico. Quando poi si è compreso che la storia era autobiografica e che la bambina, triste protagonista di questo orrore, era la proprio la relatrice, l’emozione è salita all’apice.
Un intenso dibattito con molte domande e proposte di intervento per far cessare tali pratiche abominevoli ha seguito la relazione di Marthe Dèdè Koïvogui.

Lavoro da molti anni su queste problematiche e avendo partecipato a diverse conferenze internazionali delle Nazioni Unite nel quadro del Decennio dedicato alla donna dall’ONU ho il ricordo, nel 1980, dei grandi dibattiti sulle mutilazioni genitali femminili alla Conferenza mondiale di Nairobi. Da allora molti passi sono stati fatti per metter fine a trattamenti degradanti contro la donna, ma rimane ancora molto da fare lì e in tanti altri settori! Marthe Dèdè Koïvogui ha spiegato l’approccio rispettoso e discreto delle volontarie dell’Associazione OMEGA quando si spostano nei villaggi per non urtare le mentalità ancora profondamente ancorate nella tradizione ancestrale. La finalità è di portare, poco a poco, le donne e le comunità verso una migliore comprensione dell’inutilità di queste pratiche ed incentivarle a sostituirle con rituali e cerimonie non crudeli.

E’ stato un piacere e un onore per me poter fare da interprete a Marthe Dèdè Koïvogui, realizzando la traduzione simultanea dei suoi interventi e delle risposte a tutte le domande che le sono state poste dal pubblico e dai giornalisti presenti.

Il presidente della Fondazione Malagutti, creatore del festival, dottor Giovanni Malagutti, psicologo e criminologo, è stato profondamente impressionato dalla personalità della Presidente di OMEGA. Marthe Dèdè Koïvogui ha offerto alla sua Fondazione la statua di un vecchio saggio africano spiegando che in Africa, dove la cultura orale è molto più importante della cultura scritta, si dice che quando muore un anziano è come se una biblioteca intera scomparisse nelle fiamme…

Ringraziandola il Presidente Giovanni Malagutti ha commentato: “Con questo festival vogliamo aprire un dibattito per rafforzare il nostro impegno e ricordarci di diffondere e di fare applicare gli articoli della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. È fondamentale per proteggere e migliorare la vita delle nuove generazione, dappertutto nel mondo. Ed è per questo che dobbiamo unirci, indipendentemente delle regioni del mondo da cui proveniamo.”

Marthe Dèdè Koïvogui ed io… non ci siamo più lasciate! Le ho così presentato il lavoro che ho fatto per denunciare la “Situazione del bambino minore straniero invisibile”, intervento presentato anche nel quadro dell’International Children’s Rights Festival. Scappando dalla miseria e dalla guerra (si stima a 1 miliardo i bambini del mondo vivono in paesi in guerra), questi minori sbarcano tutti giorni sulle coste italiane, a volte insieme alla famiglia, ma il più delle volte non accompagnati, con il rischio evidente di finire nelle maglie delle mafie, sulle strade senza ritorno della delinquenza e della prostituzione. In Italia, si stima tra 1500 e 1800 il numero di bambini e adolescenti costretti a prostituirsi sulle strade, ma non si conosce la cifra esatta dei ragazzi che si prostituiscono nelle case, sicuramente un numero superiore e incontrollabile. Questa situazione ad alto rischio per i ragazzi, maschi e femmine, si verifica proprio nei paesi in cui cercavano rifugio…

La Presidente di OMEGA ha ugualmente assistito alla presentazione del mio libro “A spasso con Padì lungo il cammino della vita”, un libro interattivo, illustrato, e a scopo educativo per i ragazzi dai 6 ai 15 anni che vogliono comprendere il ciclo della vita. La finalità è di aiutare ad affrontare le diverse prove dell’esistenza e naturalmente di diventare uno strumento per i genitori, insegnanti, formatori, animatori, professionisti della sanità, psicologi, volontari, giovani adulti desiderosi di aiutare un bambino o un adolescente ad affrontare la perdita, la separazione e la morte. Parlare con un bambino è molto più delicato che parlare con un adulto. Non è facile dare delle risposte oneste alle domane dei bambini, a volte molto dirette, ma condividere esperienze e emozioni rafforza i legami. Questo libro esiste in italiano in francese.

Dopo la conferenza, Marthe Dèdè Koïvogui commentava come sarebbe importante poterlo diffondere nelle scuole, nei centri educativi, negli ospedali…

Durante le giornate intense trascorse a Mantova, abbiamo elaborato numerosi progetti unendo le nostre competenze, le nostre relazioni, il nostro entusiasmo al servizio della causa dei bambini e delle donne. L’Associazione OMEGA, presieduta da Marthe Dèdè Koïvogui e l’Associazione A.R.T., Associazione Paulo Parra per la Ricerca sulla Terminalità, onlus, che ho creato dopo il decesso di mio marito, hanno deciso di lavorare in comune su alcuni progetti. Le sinergie sono fondamentali per la causa che difendiamo e speriamo che le autorità politiche, amministrative e culturali ci sosterranno nel nostro lavoro. Rappresentanti delle nostre due associazioni, della Fondazione Malagutti e del Festival, grandi artisti come il pianista compositore mantovano Maestro Stefano Gueresi, sono pronti a spostarsi per parlare al mondo dei diritti dei bambini.

Saremo sicuramente tutti presenti per il prossimo International Children’s rights festival. Come diceva Marthe Dèdè Koïvogui, “il mondo di oggi è un unico grande villaggio”. Siamo tutti coinvolti e implicati gli uni con gli altri, siamo tutti co-responsabili di quello che succede nel mondo, siamo tutti co-creatori della realtà. Come diceva Esopo in una delle sue favole “l’unione fa la forza”. Quello che vogliamo è una forza tranquilla, una forza amante, una forza di creazione.
Namaste.

Amanda Castello
3 luglio 2015.

Cardiologia pediatrica dell’ospedale Robert Debré di Parigi: un’équipe che lavora con amore

mercoledì, aprile 23rd, 2014

La nona giornata di Paliped: sguardi sulle cure palliative

 

Vi avevo detto, nel mio ultimo articolo sul congresso di Paliped, che si è svolto a Parigi nel marzo scorso, quanto ero stata favorevolmente impressionata dal reale spirito d’équipe che traspariva da tutti gli interventi. Quello della dottoressa Constance Beyler, cardiologa pediatra, accompagnata da Catherine Mie, caposala e puericultrice, Ketty Limery, ausiliaria di puericultura, ed altri operatori della cardiologia pediatrica dell’ospedale Robert Debré, è uno di quelli.

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La dottoressa Constance Beyler e l'équipe della Cardiologia pediatrica

 

La dottoressa ha spiegato che le équipe non esitano mai a contattare, se necessario, dei partner in grado di aiutarle nella presa in carico del bambino e della famiglia: religiosi, interpreti, amici… La percentuale delle famiglie dei migranti è aumentata in modo esponenziale. Un bambino che proviene da una famiglia situata agli antipodi culturali dal luogo dove oramai queste persone risiedono, ha bisogno di un’attenzione particolare se vogliamo realmente non soltanto curare, ma prendersi cura.

Esiste una grande variabilità, dovuta all’origine etnica delle famiglie, e questo obbliga le équipe ad elaborare una reale riflessione sulle cure e le attitudini da rispettare, oppure da evitare, per non urtare la sensibilità e le abitudini di queste famiglie che sono molto spesso così lontane dal loro paese di origine.

È anche una delle ragioni per le quali le équipe fanno estremamente attenzione a rispettare la libertà delle famiglie nell’appropriarsi della camera dove si trova il bambino. È in questo luogo che esse condividono lunghi momenti di attesa, di angoscia, di sofferenza, di paure, di dubbio, di collera e altre emozioni che ognuno di noi conosce. Non sarebbe concepibile obbligare queste stesse famiglie a seguire delle regole in contraddizione con il loro concetto di aiuto e di sostegno a uno dei propri cari quando è molto gravemente malato e ancora di più quando si tratta di un bambino o di un’adolescente.

 

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Ognuno è depositario di una cultura che bisogna saper accogliere

 

I membri dell’équipe della cardiologia pediatrica dell’Ospedale Robert Debré hanno toccato un punto interessante nel loro intervento, spiegando che l’accompagnamento di un bambino dentro il reparto si in accordo con l’intuizione e la sensibilità di ogni curante. Questo potrebbe sorprendere alcuni, molto legati e dipendenti dall’osservanza delle linee guida di comportamento nei corridori dei reparti. Però, la pratica dimostra che nelle situazioni molto dolorose e difficili da gestire, come quelle di cui stiamo parlando, risulta estremamente importante sapersi adattare ai bisogni e alla realtà di ogni situazione, perché ogni caso è unico.  Ed è per questo che ogni membro dell’équipe, in accordo con le sue convinzioni personali e i desideri della famiglia, offre una presa in carico individualizzata, personalizzata. Con ironia la dottoressa Constance Beyler ricorda: “non si tratta di un prêt à porter, ma di un su misura!”

Queste situazioni sono naturalmente molto difficili da vivere per tutti e sono oggetto di dibattiti, che permettono all’equipe di rivedere costantemente l’accompagnamento e il sostegno da offrire. Esistono quindi dei tempi per la parola, per l’ascolto, per il sostegno e gli incoraggiamenti, tutti assolutamente indispensabili per i membri dell’equipe al fine di poter continuare a funzionare correttamente tutti insieme.

“E’ sempre dura” riconoscono tutti “ma lo è soprattutto, e prima di tutto, per le famiglie. “


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Salvare la vita quando si può, prendersi cura sempre (Fondazione Malagutti, Mantova, "Diritti a Colori 2014 “)

 

Questa grande attenzione, che privilegia i desideri e i bisogni dei giovani malati e dei loro cari, dimostra il profondo rispetto che questi curanti hanno verso le famiglie, che esse siano locali o di origine culturale diversa. Siamo ben lontano della visione della “famiglia che disturba”, di una famiglia considerata purtroppo troppo spesso, in alcuni reparti, come “ostacolo” e “ostile”.

Questa nobile attitudine è attiva soltanto in pediatria? O possiamo sperare diventi il comportamento ideale, che desideriamo tutti, in tutti i reparti senza eccezione, lì dove una persona soffre, che sia un bambino, un adulto o una persona anziana.

 

Amanda Castello


 

Cardiologie pédiatrique à l’hôpital Robert Debré, une équipe pétrie d’amour

martedì, aprile 22nd, 2014

La neuvième journée de Paliped
Regards sur les soins palliatifs

Je vous ai dit, dans mon dernier article sur le congrès de Paliped, qui s’est tenu en mars dernier, à Paris, combien j’avais été favorablement impressionnée par le réel esprit d’équipe qui se dégageait de toutes les interventions.

Celle du docteur Constance Beyler, cardiopédiatre, accompagnée par Catherine Mie, cadre de santé, puéricultrice, Ketty Limery, auxiliaire de puériculture et d’autres opérateurs de la cardiologie pédiatrique de l’hôpital Robert Debré, à Paris, a été dans ce sens.


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Le docteur Constance Beyler et l’équipe.                      Hopital Robert Debré. Cardiologie pédiatrique

 

Elle a expliqué que les équipes n’hésitent jamais à contacter, si besoin est, des partenaires pouvant les aider dans la prise en charge de l’enfant et de la famille : aumônerie, interprètes, famille proche… car le pourcentage des familles d’émigrés a considérablement augmenté. Les soins et l’accompagnement d’un enfant provenant d’une famille qui se situe aux antipodes culturels du lieu où désormais ces personnes résident, sont à prendre en sérieuse considération si l’on veut vraiment non seulement soigner, mais prendre soin.

Il existe une grande variabilité, due à l’origine ethnique des familles, et cela oblige les équipes à élaborer une réelle réflexion sur les soins et les attitudes à respecter, ou encore à éviter, pour ne pas choquer la sensibilité et les habitudes de ces familles qui sont très souvent éloignées de leur pays d’origine.

C’est aussi l’une des raisons pour lesquelles les équipes font extrêmement attention à respecter la liberté des familles dans l’appropriation de la chambre où se trouve l’enfant. C’est là qu’elles partagent de longs moments d’attente, d’angoisse, de souffrance, de peurs, de doute, de colère et autres émotions que chacun de nous connait. Il ne serait pas concevable d’obliger ces mêmes familles à suivre des règles en contradiction avec leur conception d’aide et de soutien à l’un des leurs quand il est très gravement malade, et encore plus, quand il s’agit d’un enfant ou d’un adolescent.


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Chacun est dépositaire d’une culture qu’il faut savoir accueillir

 

Les membres de l’équipe de la cardiopédiatrie de l’hôpital Robert Debré, ont soulevé un point intéressant dans leur intervention, expliquant que l’accompagnement d’un enfant au sein du service se fait au feeling de chaque soignant. Cela pourrait surprendre certains, très attachés aux lignes-guides de comportement dans les couloirs des services. Pourtant, la pratique démontre que dans des situations très douloureuses et difficiles à vivre comme celles dont nous sommes en train de parler, il est extrêmement important de savoir s’adapter aux besoins et à la réalité de chaque situation, car chaque cas est unique. C’est pourquoi, dans l’équipe, chacun offre, en fonction de ses convictions personnelles et des souhaits de la famille, une prise en charge individualisée. De façon un peu humoristique, le Docteur Constance Beyler rappelle : « il ne s’agit  pas de prêt-à-porter mais du sur-mesure ! »

Ces situations sont naturellement très difficiles à vivre pour tous et font l’objet de débat, ce qui permet à l’équipe de revoir constamment  l’accompagnement et le soutien qu’elles apportent. Il existe donc des temps de parole, d’écoute, de soutien et d’encouragements, absolument indispensables pour les membres de l’équipe, afin de continuer à bien fonctionner tous ensemble. « C’est toujours dur » reconnaissent-ils tous « mais cela l’est surtout, et avant tout, pour les familles ! »

 

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Sauver la vie quand on peut, prendre soin toujours…                              (Fondation Malagutti. Mantoue. Italie. ” Diritti a Colori 2014 “)

 

Cette grande attention, privilégiant les désirs et les besoins des jeunes malades et de leurs proches, démontre le profond respect que ces soignants ont envers ces familles, qu’elles soient locales ou d’origine culturelle différente. On est bien loin de la vision de « la famille qui dérange », de la famille considérée souvent dans certains services comme « obstacle » et « hostile ».

Cette noble attitude est-elle de mise seulement en pédiatrie ? Où peut-on espérer qu’elle puisse devenir le comportement idéal que nous souhaitons tous, dans tous les services sans exception, là où une personne souffre, que ce soit un enfant, un adulte ou une personne âgée.

 

Amanda Castello