Archive for the ‘bambini e adolescenti’ Category

Per le feste: fotografie e solidarietà!

sabato, novembre 28th, 2015
fotografie_bimbi_piacenza
Il piccolo Leonardo ha già fatto la sua sessione di fotografie
E tu, hai già prenotato la tua???

La tua bimba o il tuo bimbo protagonisti
di scatti unici, di alta qualità, professionali e solidali.

 

Un’idea unica per le feste: una sessione di scatti con una fotografa, a tema natalizio, che vedrà protagonista il tuo bimbo o la tua bimba.

 JoZpicture, fotografa membro dell’Associazione Paulo Parra per la Ricerca sulla Terminalità A.R.T. onlus, sarà a disposizione per scattare meravigliose foto ai piccoli per i tuoi regali, biglietti e auguri di Natale e Buone Feste.

 Il ricavato dall’iniziativa sarà interamente devoluto all’Associazione.
 fotografie_natale_bimbi_solidarietà_piacenza

Come Funziona

La sessione di foto dura 30 minuti.
Saranno tuoi i migliori scatti realizzati nelle ambientazioni dai toni natalizi e delle feste preparate da JoZpicture con le volontarie A.R.T.
Le foto ti saranno date in formato digitale.
Potrai stamparle, usarle per i tuoi regali natalizi (calendari, poster, tazze, cuscini, magneti…) e per i tuoi biglietti di auguri.
Puoi prenotare la sessione per il tuo bambino (1 o 2 in caso di fratelli/sorelle) ai recapiti dell’Associazione riportati di seguito entro giovedì 3 Dicembre.
Telefonicamente o via mail ti saranno dati tutti i dettagli organizzativi. Le sessioni foto si svolgeranno a Piacenza. Se si organizzano piccolo gruppi da 4/5 bambini è possibile proporre un luogo della provincia in cui realizzare una sessione dedicata.
 ABBIAMO attivi già due gruppi, uno a Piacenza e uno in provincia. Per entrambi ci sono ancora alcuni posti disponibili. Chiamate per riservare il vostro.
Il servizio di fotografie è a disposizione con un’offerta a partire da 30 euro.
Tutto il ricavato andrà a beneficio dell’A.R.T. per sostenere la sua attività di supporto ai malati gravi e ai loro cari.
fotografie_natale_bimbi_solidarietà
Per informazioni e prenotazioni:
3480369781 (Lucia)
3334387687 (Francesca)

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Il primo festival al mondo dedicato ai diritti dei bambini

lunedì, luglio 13th, 2015

 

 

 

Pubblichiamo l’articolo scritto dalla nostra fondatrice, la dr.ssa Amanda Castello, relativo al primo Festival Internazionale interamente dedicato ai diritti dei bambini organizzato dalla Fondazione Malagutti a Mantova.

L’A.R.T. ha incontrato la Fondazione Malagutti e il suo Presidente,  dr. Giovanni Malagutti,  grazie alla dr.ssa Amanda Castello che ha tenuto un corso di formazione destinato a tutti gli educatori impegnati per la Fondazione all’interno della Comunità per minori “Il Giardino Fiorito” e della Casa Alloggio per persone affette dal virus HIV prive di riferimenti familiari e sociali ed è stata relatrice in diversi convegni, come all’interno dello stesso Festival.

Alla luce dei molti valori condivisi e di attività con numerosi punti d’incontro, l’A.R.T. e la Fondazione Malagutti hanno dato vita ad uno scambio di esperienze e ad una collaborazione preziosa.

Il riconoscimento del grande valore culturale e di sensibilizzazione sui temi legati alla difesa dei diritti dei più giovani, è all’origine del desiderio di sostenere attivamente l‘International Children’s Rights Festival.

L’International Children’s Rights Festival ha appena chiuso i battenti a Mantova, splendida città d’arte, classificata dall’Unesco al patrimonio dell’umanità.

Il 26, 27 e 28 giugno sono state tre giornate molto intense destinate alla Convenzione Internazionale sui Diritti del Bambino. La finalità? Offrire a bambini, giovani, insegnanti, professionisti, educatori, e genitori un’occasione di divertimento, di riflessione, di studio, di spettacoli e infine di scambi culturali.

Il festival è stato voluto e organizzato con grande maestria dalla Fondazione Malagutti, onlus. La Fondazione ha come missione quella di accogliere bambini e ragazzi in difficoltà, vittime di abbandono, maltrattamenti, abusi sessuali, violenza oltre a bambini affetti da patologie psichiatriche. La fondazione riveste per loro il ruolo di famiglia e li aiuta a crescere nelle migliori condizioni possibili.

 

Diritti dei Bambini: a che punto siamo?

Molti parlano dei diritti del bambino, altrettanti ne scrivono proclamando il rispetto dovuto ai diritti dell’infanzia, ma cosa avviene nei fatti? Che posto hanno questi diritti nelle politiche dei governi? Cosa succede a livello legislativo nei diversi paesi del mondo? E quanto viene realmente applicato nella società? Nella pratica quotidiana ? A scuola? Nelle famiglie?

L’obbiettivo di queste tre giornate è stato generare una presa di coscienza da parte degli adulti, delle amministrazioni, degli insegnanti, di tutti gli osservatori nazionali e stranieri sulle cause che sono oggi all’origine delle disparità sociali, delle politiche di sfruttamento, della distruzione dell’ambiente e dei freni allo sviluppo di cui i bambini sono le prime vittime.

Tre temi fondamentali sono stati presi in esame: la prima giornata ha affrontato i problemi della migrazione, la seconda si è interessata della nutrizione e la terza ha provato a riflettere sul ruolo del gioco e della creatività nello sviluppo dei fanciulli.

Il Festival Internazionale sui Diritti del Bambino ha sottolineato l’importanza delle campagne da portare avanti per lottare contro la fame, a favore dello sviluppo, per la salute e il diritto all’istruzione e alla cultura.

Specialisti, volontari e persone semplicemente interessate alle tematiche proposte hanno gironzolato per le strade e invaso le piazze di Mantova. Ogni esperto invitato ha contribuito al successo di quest’incontro mondiale proponendo la propria esperienza, sapere, immaginazione e l’amore per i bambini che sono la garanzia per un mondo di pace, di uguaglianza, di giustizia e di fratellanza per domani.

Larghi spazi sono stati offerti ai bambini affinché potessero giocare, esprimere i loro bisogni e sviluppare la loro creatività. Sparpagliati in tutta la città e a loro disposizione workshop, luoghi di gioco, laboratori didattici, burattini, personaggi delle favole e della letteratura infantile che hanno incantato grandi e piccoli. Infine la musica! Musica classica, musica d’autore, popolare, orchestra di camera, coro.

Se il festival era al suo esordio come International Children’s Rights Festival, il Concorso Internazionale di Disegni Diritti a colori era invece alla sua 13ª edizione. 52 paesi hanno partecipato quest’anno. I bambini del mondo, suddivisi per categorie di età, dai 3 ai 16 anni, hanno espresso sulle tematiche della Convenzione Internazionale dei Diritti del Bambino i loro problemi e speranze. Molto commoventi alcuni disegni che hanno illustrato, ad esempio, la lotta contro l’Ebola in Guinea. I bambini testimoniano: hanno vissuto e vivono la malattia, la sofferenza dei loro cari, narrano tramite matite colorate e commenti i sintomi di questa terribile epidemia e restituiscono nello stesso tempo i consigli che hanno ricevuto per evitare il contagio.

Altra significativa finalità di questo festival: mettere l’accento su alcune situazioni e storie completamente disconosciute dal grande pubblico. Quelle di cui conosciamo soltanto la cronologia dei fatti senza essere realmente consapevoli della dimensione del dramma che alcuni paesi e comunità subiscono: i bambini e la guerra, i bambini e il lavoro abusivo, i bambini e la violenza, i bambini e la malattia, i bambini e la migrazione…

Tramite le testimonianze che hanno profondamente toccato il pubblico, voglio citare quello di Marthe Dèdè Koïvogui, presidente dell’ Associazione OMEGA delle donne e dei bambini della Guinea e dell’Africa. Il primo intervento di Marthe Dèdè Koïvogui è stato focalizzato su Ebola. Tutti hanno sentito parlare di quella terribile malattia. Giornali, radio e televisioni ne hanno dato notizia per mesi, ma nessuno aveva realmente misurato l’estensione e la profondità di questo dramma planetario prima dell’arrivo di Marthe Dèdè Koïvogui. Non sono soltanto i numeri che fanno paura. Quello che ha sconvolto la coscienza sono le storie del quotidiano, quelle delle famiglie, degli orfani, della paura del contagio, dell’ignoranza, dei bisogni delle comunità. Con l’aiuto di una presentazione e di fotografie della vita quotidiana, Marthe Dèdè Koïvogui ha disegnato un quadro preciso e umano di quello che è successo e di quello che succede ancora oggi, sottolineando i bisogni attuali delle popolazioni coinvolte.

Marthe Dèdè Koïvogui

Marthe Dèdè Koïvogui durante la conferenza

Poi, ha presentato l’opera “Angèle”. Forti emozioni hanno travolto il pubblico e la stessa Marthe Dèdè Koïvogui quando ha raccontato la storia di questa bambina, Angèle, e della sua scomparsa 15 giorni soltanto dopo la sua nascita.

Ognuno ha desiderato essere fotografato vicino all’opera realizzata dall’artista Agnes Pizzichetti per esprimere così la propria solidarietà con le bambine della Guinea e dell’Africa. La rappresentante dell’UNICEF di Mantova ha proposto di utilizzare il quadro per farne la carta di auguri della sua Associazione. In effetti, ogni anno, in occasione del Natale, l’UNICEF crea una cartolina per sensibilizzare l’opinione pubblica su una tematica connessa ai bambini in difficoltà. Sarà probabilmente l’occasione per lanciare la campagna “Angèle” dell’Associazione OMEGA e raccogliere aiuti per la creazione di una struttura capace di ridare il sorriso ai bambini malati ospedalizzati a Conakry.

La seconda relazione di Marthe Dèdè Koïvogui si è concentrata sull’infibulazione. Ancora una volta, se tutti hanno sentito parlare delle mutilazioni genitali femminili, quanti si rendono realmente conto di quello che significa la violenza inflitta sulle donne a livello fisico, psicologico e mentale, qualsiasi sia la loro età, quando viene esercitata questa brutalità? Marthe Dèdè Koïvogui ha cominciato il suo intervento raccontando una storia vera, vissuta da un gruppo di ragazzine di età compresa tra i sei e gli otto anni, in Guinea, molti anni orsono.

Una storia terrificante, che ha dato brividi e suscitato commozione nel pubblico. Quando poi si è compreso che la storia era autobiografica e che la bambina, triste protagonista di questo orrore, era la proprio la relatrice, l’emozione è salita all’apice.

Un intenso dibattito con molte domande e proposte di intervento per far cessare tali pratiche abominevoli ha seguito la relazione di Marthe Dèdè Koïvogui.

Marthe Dèdè Koïvogui e Amanda Castello

Marthe Dèdè Koïvogui e Amanda Castello

Lavoro da molti anni su queste problematiche e avendo partecipato a diverse conferenze internazionali delle Nazioni Unite nel quadro del Decennio dedicato alla donna dall’ONU ho il ricordo, nel 1980, dei grandi dibattiti sulle mutilazioni genitali femminili alla Conferenza mondiale di Nairobi. Da allora molti passi sono stati fatti per metter fine a trattamenti degradanti contro la donna, ma rimane ancora molto da fare lì e in tanti altri settori! Marthe Dèdè Koïvogui ha spiegato l’approccio rispettoso e discreto delle volontarie dell’Associazione OMEGA quando si spostano nei villaggi per non urtare le mentalità ancora profondamente ancorate nella tradizione ancestrale. La finalità è di portare, poco a poco, le donne e le comunità verso una migliore comprensione dell’inutilità di queste pratiche ed incentivarle a sostituirle con rituali e cerimonie non crudeli.

E’ stato un piacere e un onore per me poter fare da interprete a Marthe Dèdè Koïvogui, realizzando la traduzione simultanea dei suoi interventi e delle risposte a tutte le domande che le sono state poste dal pubblico e dai giornalisti presenti.

Il presidente della Fondazione Malagutti, creatore del festival, dottor Giovanni Malagutti, psicologo e criminologo, è stato profondamente impressionato dalla personalità della Presidente di OMEGA. Marthe Dèdè Koïvogui ha offerto alla sua Fondazione la statua di un vecchio saggio africano spiegando che in Africa, dove la cultura orale è molto più importante della cultura scritta, si dice che quando muore un anziano è come se una biblioteca intera scomparisse nelle fiamme…

Giovanni Malagutti

Marthe Dèdè Koïvogui e Giovanni Malagutti

Ringraziandola il Presidente Giovanni Malagutti ha commentato: “Con questo festival vogliamo aprire un dibattito per rafforzare il nostro impegno e ricordarci di diffondere e di fare applicare gli articoli della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. È fondamentale per proteggere e migliorare la vita delle nuove generazione, dappertutto nel mondo. Ed è per questo che dobbiamo unirci, indipendentemente delle regioni del mondo da cui proveniamo.”

Marthe Dèdè Koïvogui ed io… non ci siamo più lasciate! Le ho così presentato il lavoro che ho fatto per denunciare la “Situazione minore straniero invisibile”, intervento presentato anche nel quadro dell’International Children’s Rights Festival. Scappando dalla miseria e dalla guerra (si stima a 1 miliardo i bambini del mondo vivono in paesi in guerra), questi minori sbarcano tutti giorni sulle coste italiane, a volte insieme alla famiglia, ma il più delle volte non accompagnati, con il rischio evidente di finire nelle maglie delle mafie, sulle strade senza ritorno della delinquenza e della prostituzione. In Italia, si stima tra 1500 e 1800 il numero di bambini e adolescenti costretti a prostituirsi sulle strade, ma non si conosce la cifra esatta dei ragazzi che si prostituiscono nelle case, sicuramente un numero superiore e  incontrollabile. Questa situazione ad alto rischio per i ragazzi, maschi e femmine, si verifica proprio nei paesi in cui cercavano rifugio…

La Presidente di OMEGA ha ugualmente assistito alla presentazione del mio libro A spasso con Padì lungo il cammino della vita”, un libro interattivo, illustrato, e a scopo educativo per i ragazzi dai 6 ai 15 anni che vogliono comprendere il ciclo della vita. La finalità è di aiutare ad affrontare le diverse prove dell’esistenza e naturalmente di diventare uno strumento per i genitori, insegnanti, formatori, animatori, professionisti della sanità, psicologi, volontari, giovani adulti desiderosi di aiutare un bambino o un adolescente ad affrontare la perdita, la separazione e la morte. Parlare con un bambino è molto più delicato che parlare con un adulto. Non è facile dare delle risposte oneste alle domane dei bambini, a volte molto dirette, ma condividere esperienze e emozioni rafforza i legami. Questo libro esiste in italiano in francese.

Dopo la conferenza, Marthe Dèdè Koïvogui commentava come sarebbe importante poterlo diffondere nelle scuole, nei centri educativi, negli ospedali…

Durante le giornate intense trascorse a Mantova, abbiamo elaborato numerosi progetti unendo le nostre competenze, le nostre relazioni, il nostro entusiasmo al servizio della causa dei bambini e delle donne. L’Associazione OMEGA, presieduta da Marthe Dèdè Koïvogui e l’Associazione A.R.T., Associazione Paulo Parra per la Ricerca sulla Terminalità, onlus, che ho creato dopo il decesso di mio marito, hanno deciso di lavorare in comune su alcuni progetti. Le sinergie sono fondamentali per la causa che difendiamo e speriamo che le autorità politiche, amministrative e culturali ci sosterranno nel nostro lavoro. Rappresentanti delle nostre due associazioni, della Fondazione Malagutti e del Festival, grandi artisti come il pianista compositore mantovano Maestro Stefano Gueresi, sono pronti a spostarsi per parlare al mondo dei diritti dei bambini.

Maestro Stefano Gueresi

Il Maestro Stefano Gueresi durante il concerto

Saremo sicuramente tutti presenti per il prossimo International Children’s rights festival. Come diceva Marthe Dèdè Koïvogui, “il mondo di oggi è un unico grande villaggio”. Siamo tutti coinvolti e implicati gli uni con gli altri, siamo tutti co-responsabili di quello che succede nel mondo, siamo tutti co-creatori della realtà. Come diceva Esopo in una delle sue favole “l’unione fa la forza”. Quello che vogliamo è una forza tranquilla, una forza amante, una forza di creazione.

Namaste.

Amanda Castello

Il primo festival al mondo dedicato ai diritti dei bambini

mercoledì, ottobre 15th, 2014

L’International Children’s Rights Festival ha appena chiuso i battenti a Mantova, splendida città d’arte, classificata dall’Unesco al patrimonio dell’umanità.

Il 26, 27 e 28 giugno sono state tre giornate molto intense destinate alla Convenzione Internazionale sui Diritti del Bambino. La finalità? Offrire a bambini, giovani, insegnanti, professionisti, educatori, e genitori un’occasione di divertimento, di riflessione, di studio, di spettacoli e infine di scambi culturali.

Il festival è stato voluto e organizzato con grande maestria dalla Fondazione Malagutti, onlus. La Fondazione ha come missione quella di accogliere bambini e ragazzi in difficoltà, vittime di abbandono, maltrattamenti, abusi sessuali, violenza oltre a bambini affetti da patologie psichiatriche. La fondazione riveste per loro il ruolo di famiglia e li aiuta a crescere nelle migliori condizioni possibili.

Molti parlano dei diritti del bambino, altrettanti ne scrivono proclamando il rispetto dovuto ai diritti dell’infanzia, ma cosa avviene nei fatti? Che posto hanno questi diritti nelle politiche dei governi? Cosa succede a livello legislativo nei diversi paesi del mondo? E quanto viene realmente applicato nella società? Nella pratica quotidiana ? A scuola? Nelle famiglie?

L’obbiettivo di queste tre giornate è stato generare una presa di coscienza da parte degli adulti, delle amministrazioni, degli insegnanti, di tutti gli osservatori nazionali e stranieri sulle cause che sono oggi all’origine delle disparità sociali, delle politiche di sfruttamento, della distruzione dell’ambiente e dei freni allo sviluppo di cui i bambini sono le prime vittime.

Tre temi fondamentali sono stati presi in esame: la prima giornata ha affrontato i problemi della migrazione, la seconda si è interessata della nutrizione e la terza ha provato a riflettere sul ruolo del gioco e della creatività nello sviluppo dei fanciulli.

Il Festival Internazionale sui Diritti del Bambino ha sottolineato l’importanza delle campagne da portare avanti per lottare contro la fame, a favore dello sviluppo, per la salute e il diritto all’istruzione e alla cultura.

Specialisti, volontari e persone semplicemente interessate alle tematiche proposte hanno gironzolato per le strade e invaso le piazze di Mantova. Ogni esperto invitato ha contribuito al successo di quest’incontro mondiale proponendo la propria esperienza, sapere, immaginazione e l’amore per i bambini che sono la garanzia per un mondo di pace, di uguaglianza, di giustizia e di fratellanza per domani.

Larghi spazi sono stati offerti ai bambini affinché potessero giocare, esprimere i loro bisogni e sviluppare la loro creatività. Sparpagliati in tutta la città e a loro disposizione workshop, luoghi di gioco, laboratori didattici, burattini, personaggi delle favole e della letteratura infantile che hanno incantato grandi e piccoli. Infine la musica! Musica classica, musica d’autore, popolare, orchestra di camera, coro.

Se il festival era al suo esordio come International Children’s Rights Festival, il Concorso Internazionale di Disegni “Diritti a colori” era invece alla sua 13ª edizione. 52 paesi hanno partecipato quest’anno. I bambini del mondo, suddivisi per categorie di età, dai 3 ai 16 anni, hanno espresso sulle tematiche della Convenzione Internazionale dei Diritti del Bambino i loro problemi e speranze. Molto commoventi alcuni disegni che hanno illustrato, ad esempio, la lotta contro l’Ebola in Guinea. I bambini testimoniano: hanno vissuto e vivono la malattia, la sofferenza dei loro cari, narrano tramite matite colorate e commenti i sintomi di questa terribile epidemia e restituiscono nello stesso tempo i consigli che hanno ricevuto per evitare il contagio.

Altra significativa finalità di questo festival: mettere l’accento su alcune situazioni e storie completamente disconosciute dal grande pubblico. Quelle di cui conosciamo soltanto la cronologia dei fatti senza essere realmente consapevoli della dimensione del dramma che alcuni paesi e comunità subiscono: i bambini e la guerra, i bambini e il lavoro abusivo, i bambini e la violenza, i bambini e la malattia, i bambini e la migrazione…

Tramite le testimonianze che hanno profondamente toccato il pubblico, voglio citare quello di Marthe Dèdè Koïvogui, presidente dell’ Associazione OMEGA delle donne e dei bambini della Guinea e dell’Africa. Il primo intervento di Marthe Dèdè Koïvogui è stato focalizzato su Ebola. Tutti hanno sentito parlare di quella terribile malattia. Giornali, radio e televisioni ne hanno dato notizia per mesi, ma nessuno aveva realmente misurato l’estensione e la profondità di questo dramma planetario prima dell’arrivo di Marthe Dèdè Koïvogui. Non sono soltanto i numeri che fanno paura. Quello che ha sconvolto la coscienza sono le storie del quotidiano, quelle delle famiglie, degli orfani, della paura del contagio, dell’ignoranza, dei bisogni delle comunità. Con l’aiuto di una presentazione e di fotografie della vita quotidiana, Marthe Dèdè Koïvogui ha disegnato un quadro preciso e umano di quello che è successo e di quello che succede ancora oggi, sottolineando i bisogni attuali delle popolazioni coinvolte.

Poi, ha presentato l’opera “Angèle”. Forti emozioni hanno travolto il pubblico e la stessa Marthe Dèdè Koïvogui quando ha raccontato la storia di questa bambina, Angèle, e della sua scomparsa 15 giorni soltanto dopo la sua nascita.

Ognuno ha desiderato essere fotografato vicino all’opera realizzata dall’artista Agnes Pizzichetti per esprimere così la propria solidarietà con le bambine della Guinea e dell’Africa. La rappresentante dell’UNICEF di Mantova ha proposto di utilizzare il quadro per farne la carta di auguri della sua Associazione. In effetti, ogni anno, in occasione del Natale, l’UNICEF crea una cartolina per sensibilizzare l’opinione pubblica su una tematica connessa ai bambini in difficoltà. Sarà probabilmente l’occasione per lanciare la campagna “Angèle” dell’Associazione OMEGA e raccogliere aiuti per la creazione di una struttura capace di ridare il sorriso ai bambini malati ospedalizzati a Conakry.

La seconda relazione di Marthe Dèdè Koïvogui si è concentrata sull’infibulazione. Ancora una volta, se tutti hanno sentito parlare delle mutilazioni genitali femminili, quanti si rendono realmente conto di quello che significa la violenza inflitta sulle donne a livello fisico, psicologico e mentale, qualsiasi sia la loro età, quando viene esercitata questa brutalità? Marthe Dèdè Koïvogui ha cominciato il suo intervento raccontando una storia vera, vissuta da un gruppo di ragazzine di età compresa tra i sei e gli otto anni, in Guinea, molti anni orsono.

Una storia terrificante, che ha dato brividi e suscitato commozione nel pubblico. Quando poi si è compreso che la storia era autobiografica e che la bambina, triste protagonista di questo orrore, era la proprio la relatrice, l’emozione è salita all’apice.
Un intenso dibattito con molte domande e proposte di intervento per far cessare tali pratiche abominevoli ha seguito la relazione di Marthe Dèdè Koïvogui.

Lavoro da molti anni su queste problematiche e avendo partecipato a diverse conferenze internazionali delle Nazioni Unite nel quadro del Decennio dedicato alla donna dall’ONU ho il ricordo, nel 1980, dei grandi dibattiti sulle mutilazioni genitali femminili alla Conferenza mondiale di Nairobi. Da allora molti passi sono stati fatti per metter fine a trattamenti degradanti contro la donna, ma rimane ancora molto da fare lì e in tanti altri settori! Marthe Dèdè Koïvogui ha spiegato l’approccio rispettoso e discreto delle volontarie dell’Associazione OMEGA quando si spostano nei villaggi per non urtare le mentalità ancora profondamente ancorate nella tradizione ancestrale. La finalità è di portare, poco a poco, le donne e le comunità verso una migliore comprensione dell’inutilità di queste pratiche ed incentivarle a sostituirle con rituali e cerimonie non crudeli.

E’ stato un piacere e un onore per me poter fare da interprete a Marthe Dèdè Koïvogui, realizzando la traduzione simultanea dei suoi interventi e delle risposte a tutte le domande che le sono state poste dal pubblico e dai giornalisti presenti.

Il presidente della Fondazione Malagutti, creatore del festival, dottor Giovanni Malagutti, psicologo e criminologo, è stato profondamente impressionato dalla personalità della Presidente di OMEGA. Marthe Dèdè Koïvogui ha offerto alla sua Fondazione la statua di un vecchio saggio africano spiegando che in Africa, dove la cultura orale è molto più importante della cultura scritta, si dice che quando muore un anziano è come se una biblioteca intera scomparisse nelle fiamme…

Ringraziandola il Presidente Giovanni Malagutti ha commentato: “Con questo festival vogliamo aprire un dibattito per rafforzare il nostro impegno e ricordarci di diffondere e di fare applicare gli articoli della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. È fondamentale per proteggere e migliorare la vita delle nuove generazione, dappertutto nel mondo. Ed è per questo che dobbiamo unirci, indipendentemente delle regioni del mondo da cui proveniamo.”

Marthe Dèdè Koïvogui ed io… non ci siamo più lasciate! Le ho così presentato il lavoro che ho fatto per denunciare la “Situazione del bambino minore straniero invisibile”, intervento presentato anche nel quadro dell’International Children’s Rights Festival. Scappando dalla miseria e dalla guerra (si stima a 1 miliardo i bambini del mondo vivono in paesi in guerra), questi minori sbarcano tutti giorni sulle coste italiane, a volte insieme alla famiglia, ma il più delle volte non accompagnati, con il rischio evidente di finire nelle maglie delle mafie, sulle strade senza ritorno della delinquenza e della prostituzione. In Italia, si stima tra 1500 e 1800 il numero di bambini e adolescenti costretti a prostituirsi sulle strade, ma non si conosce la cifra esatta dei ragazzi che si prostituiscono nelle case, sicuramente un numero superiore e incontrollabile. Questa situazione ad alto rischio per i ragazzi, maschi e femmine, si verifica proprio nei paesi in cui cercavano rifugio…

La Presidente di OMEGA ha ugualmente assistito alla presentazione del mio libro “A spasso con Padì lungo il cammino della vita”, un libro interattivo, illustrato, e a scopo educativo per i ragazzi dai 6 ai 15 anni che vogliono comprendere il ciclo della vita. La finalità è di aiutare ad affrontare le diverse prove dell’esistenza e naturalmente di diventare uno strumento per i genitori, insegnanti, formatori, animatori, professionisti della sanità, psicologi, volontari, giovani adulti desiderosi di aiutare un bambino o un adolescente ad affrontare la perdita, la separazione e la morte. Parlare con un bambino è molto più delicato che parlare con un adulto. Non è facile dare delle risposte oneste alle domane dei bambini, a volte molto dirette, ma condividere esperienze e emozioni rafforza i legami. Questo libro esiste in italiano in francese.

Dopo la conferenza, Marthe Dèdè Koïvogui commentava come sarebbe importante poterlo diffondere nelle scuole, nei centri educativi, negli ospedali…

Durante le giornate intense trascorse a Mantova, abbiamo elaborato numerosi progetti unendo le nostre competenze, le nostre relazioni, il nostro entusiasmo al servizio della causa dei bambini e delle donne. L’Associazione OMEGA, presieduta da Marthe Dèdè Koïvogui e l’Associazione A.R.T., Associazione Paulo Parra per la Ricerca sulla Terminalità, onlus, che ho creato dopo il decesso di mio marito, hanno deciso di lavorare in comune su alcuni progetti. Le sinergie sono fondamentali per la causa che difendiamo e speriamo che le autorità politiche, amministrative e culturali ci sosterranno nel nostro lavoro. Rappresentanti delle nostre due associazioni, della Fondazione Malagutti e del Festival, grandi artisti come il pianista compositore mantovano Maestro Stefano Gueresi, sono pronti a spostarsi per parlare al mondo dei diritti dei bambini.

Saremo sicuramente tutti presenti per il prossimo International Children’s rights festival. Come diceva Marthe Dèdè Koïvogui, “il mondo di oggi è un unico grande villaggio”. Siamo tutti coinvolti e implicati gli uni con gli altri, siamo tutti co-responsabili di quello che succede nel mondo, siamo tutti co-creatori della realtà. Come diceva Esopo in una delle sue favole “l’unione fa la forza”. Quello che vogliamo è una forza tranquilla, una forza amante, una forza di creazione.
Namaste.

Amanda Castello
3 luglio 2015.

Come aiutare i bambini ad affrontare le perdite?

martedì, giugno 17th, 2014

 

bambini-lutto

Come accompagnare i bambini che affrontano un lutto?

 

Come accompagnare i più giovani di fronte alla perdita?


Siamo spesso “imbarazzati” nel rispondere alle domande dei bambini di fronte alla perdita. Spiegare la malattia, l’incapacità di guarire, la morte…

Come rispondere ai loro “Perché?” che spesso ci mettono in difficoltà, sollecitano in noi dubbi su quale sia la risposta “migliore” o “giusta”da dare.

Come dire la verità senza ferire la loro sensibilità e in conformità con la loro capacità di comprendere?


aiutare bambini perdita

A tutte queste e ad altre domande risponderanno Claire Bazin Cipriani, psicoterapeuta, membro dell’A.R.T. e Presidente dell’Associazione “L’enfant e le deuil”, e Amanda Castello, Fondatrice dell’A.R.T. ed esperta in cure palliative e lutto, martedì 17 giugno  2014

 

Le relatrici: Amanda Castello e Claire Bazin Cipriani

Le relatrici: Amanda Castello e Claire Bazin Cipriani

 

La conferenza  si tiene presso il Centro Socioculturale di Vergèze (99 rue Marcel Pagnol), vicino a Montpellier, in Francia.

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il Centro Socioculturale di Vergèze

 

Il tema è molto caro alla nostra Associazione che è stata tra le prime realtà in Italia ad occuparsi di aiutare i più giovani che vivono la malattia grave e della fine della vita con il progetto Padì – Parole Discrete A.R.T. ideato dalla dr.ssa Castello nel 2000 e realizzato da allora in molte scuole italiane.

Nell’incontro la dr.ssa Castello parlerà di un utile strumento a disposizione di tutti gli adulti che desiderano accompagnare i bambini di fronte alla perdita: il libro “A spasso con Padì lungo il ciclo della vita” pubblicato in Francia dell’Associazione Culturale APPEL.

Nei prossimi post sul blog condivideremo con voi i contenuti di questa importante conferenza. Seguiteci!

Cardiologia pediatrica dell’ospedale Robert Debré di Parigi: un’équipe che lavora con amore

mercoledì, aprile 23rd, 2014

La nona giornata di Paliped: sguardi sulle cure palliative

 

Vi avevo detto, nel mio ultimo articolo sul congresso di Paliped, che si è svolto a Parigi nel marzo scorso, quanto ero stata favorevolmente impressionata dal reale spirito d’équipe che traspariva da tutti gli interventi. Quello della dottoressa Constance Beyler, cardiologa pediatra, accompagnata da Catherine Mie, caposala e puericultrice, Ketty Limery, ausiliaria di puericultura, ed altri operatori della cardiologia pediatrica dell’ospedale Robert Debré, è uno di quelli.

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La dottoressa Constance Beyler e l'équipe della Cardiologia pediatrica

 

La dottoressa ha spiegato che le équipe non esitano mai a contattare, se necessario, dei partner in grado di aiutarle nella presa in carico del bambino e della famiglia: religiosi, interpreti, amici… La percentuale delle famiglie dei migranti è aumentata in modo esponenziale. Un bambino che proviene da una famiglia situata agli antipodi culturali dal luogo dove oramai queste persone risiedono, ha bisogno di un’attenzione particolare se vogliamo realmente non soltanto curare, ma prendersi cura.

Esiste una grande variabilità, dovuta all’origine etnica delle famiglie, e questo obbliga le équipe ad elaborare una reale riflessione sulle cure e le attitudini da rispettare, oppure da evitare, per non urtare la sensibilità e le abitudini di queste famiglie che sono molto spesso così lontane dal loro paese di origine.

È anche una delle ragioni per le quali le équipe fanno estremamente attenzione a rispettare la libertà delle famiglie nell’appropriarsi della camera dove si trova il bambino. È in questo luogo che esse condividono lunghi momenti di attesa, di angoscia, di sofferenza, di paure, di dubbio, di collera e altre emozioni che ognuno di noi conosce. Non sarebbe concepibile obbligare queste stesse famiglie a seguire delle regole in contraddizione con il loro concetto di aiuto e di sostegno a uno dei propri cari quando è molto gravemente malato e ancora di più quando si tratta di un bambino o di un’adolescente.

 

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Ognuno è depositario di una cultura che bisogna saper accogliere

 

I membri dell’équipe della cardiologia pediatrica dell’Ospedale Robert Debré hanno toccato un punto interessante nel loro intervento, spiegando che l’accompagnamento di un bambino dentro il reparto si in accordo con l’intuizione e la sensibilità di ogni curante. Questo potrebbe sorprendere alcuni, molto legati e dipendenti dall’osservanza delle linee guida di comportamento nei corridori dei reparti. Però, la pratica dimostra che nelle situazioni molto dolorose e difficili da gestire, come quelle di cui stiamo parlando, risulta estremamente importante sapersi adattare ai bisogni e alla realtà di ogni situazione, perché ogni caso è unico.  Ed è per questo che ogni membro dell’équipe, in accordo con le sue convinzioni personali e i desideri della famiglia, offre una presa in carico individualizzata, personalizzata. Con ironia la dottoressa Constance Beyler ricorda: “non si tratta di un prêt à porter, ma di un su misura!”

Queste situazioni sono naturalmente molto difficili da vivere per tutti e sono oggetto di dibattiti, che permettono all’equipe di rivedere costantemente l’accompagnamento e il sostegno da offrire. Esistono quindi dei tempi per la parola, per l’ascolto, per il sostegno e gli incoraggiamenti, tutti assolutamente indispensabili per i membri dell’equipe al fine di poter continuare a funzionare correttamente tutti insieme.

“E’ sempre dura” riconoscono tutti “ma lo è soprattutto, e prima di tutto, per le famiglie. “


Maternité-soins-palliatifs-pédiatrie

Salvare la vita quando si può, prendersi cura sempre (Fondazione Malagutti, Mantova, "Diritti a Colori 2014 “)

 

Questa grande attenzione, che privilegia i desideri e i bisogni dei giovani malati e dei loro cari, dimostra il profondo rispetto che questi curanti hanno verso le famiglie, che esse siano locali o di origine culturale diversa. Siamo ben lontano della visione della “famiglia che disturba”, di una famiglia considerata purtroppo troppo spesso, in alcuni reparti, come “ostacolo” e “ostile”.

Questa nobile attitudine è attiva soltanto in pediatria? O possiamo sperare diventi il comportamento ideale, che desideriamo tutti, in tutti i reparti senza eccezione, lì dove una persona soffre, che sia un bambino, un adulto o una persona anziana.

 

Amanda Castello